venerdì 24 ottobre 2014

Stress Test: domenica i risultati

Domenica, finalmente, dopo mesi di lavoro la BCE comunicherà gli esiti degli stress test a cui ha sottoposto tutti i più importanti istituti bancari europei. Attraverso l'analisi di una serie  di parametri, i tecnici guidati da Mario Draghi stileranno una sorta di "promossi e bocciati". Al momento le indiscrezioni parlano di 11 banche che non hanno superato gli "esami". Tre di esse sarebbero italiane: Monte dei Paschi di Siena, Cassa di risparmio di Genova e Banco Popolare. Nomi peraltro di cui già da tempo si conosceva la precaria situazione finanziaria. Banca Intesa sarebbe invece la banca più solida, insieme a Mediobanca, Ubi ed Unicredit (quest'ultima con i soliti problemi delle controllate nell'Europa dell'Est). Delle altre 8 ci sarebbero istituti ciprioti, greci e soprattutto, e qui potrebbe stare il "big problem", due banche tedesche di rilevanza mondiale. Di una circola già il nome: Deutsche Bank!.
Le banche che non passeranno gli esami dovranno necessariamente tornare sul mercato dei capitali, a caccia di denaro fresco per aumentare la loro patrimonializzazione. Di questi tempi non sarà facilissimo.
La sensazione  che sta emergendo in questi giorni è che la correzione in corso (peraltro al momento molto attenuata dal forte rimbalzo delle ultime sedute di borsa) abbia già scontato un quadro di questo tipo e che se non emergeranno notizie negative maggiori di quelle già filtrate i mercati potrebbero ripartire anche piuttosto velocemente.
Questo degli stress test era uno degli appuntamenti chiave per il 2014 (ne ho parlato in abbondanza anche in altri post) ed il suo superamento senza troppi danni potrebbe spianare la strada ad un fine anno piuttosto tranquillo.


giovedì 16 ottobre 2014

Petrolio a volontà!

Il 6 Maggio 2013 scrissi un post (che potete trovare con la funzione "cerca" all'interno del blog) dal titolo "Lo studio Morse per il 2020". In esso evidenziavo i risultati a cui arrivava proprio Ed Morse analizzando gli scenari prossimi venturi per il petrolio, soprattutto in relazione alla nuova e rivoluzionaria tecnica estrattiva denominata "Fracking": gli USA, secondo Morse, entro appunto il 2020 sarebbero stati completamente autosufficienti per quanto riguardava il fabbisogno di Oro Nero, potendo contare, insieme al Canada, su enormi giacimenti argillosi pieni di particelle di petrolio. Ricordavo allora che il prezzo di mercato efficiente per questo tipo di tecnica estrattiva era intorno ai 60 $ al barile: in altre parole, estrarre attraverso il fracking il cosiddetto "Shale Oil" sarebbe stato economicamente conveniente fin quando il prezzo del petrolio al barile non fosse sceso sotto tale livello.
Ebbene, Ed Morse si è sbagliato: gli USA sono diventati praticamente autosufficienti da pochi mesi, con quasi 6 anni di vantaggio. Non solo. Cominciano ad essere esportatori netti!.
Pochi giorni fa la prima nave container piena di petrolio e proveniente dall' America è sbarcata sul suolo italico.
Questa è una rivoluzione.
In quello stesso post sottolineavo come probabilmente, a seguito di questa completa autosufficienza energetica, gli USA avrebbero perso molto interesse a tenere politicamente sotto controllo il Medio Oriente.
A riprova di ciò basta osservare quanto blandamente Obama sta combattendo l'autoproclamato Califfato "Isis". Un gruppo di fondamentalisti islamici ha in mano praticamente mezzo Iraq, è alle porte della Turchia (paese della Nato) e tutto quello che sanno fare gli americani è mandare droni. Per molto meno (ma allora il petrolio iracheno era fondamentale) si sono fatte due guerre di terra nello stesso paese!.
Ebbene oggi il prezzo del petrolio è ai livelli più bassi del 2014: appena sopra gli 80 $ al barile per il "Light Crude". Cinque anni fa costava 150 $. Tre mesi fa eravamo abbondantemente sopra i 100 $. La domanda è scontata: perchè questa discesa?.
La risposta più convincente non è la più scontata, ossia quella che vorrebbe un prezzo in discesa per via della crisi economica che attanaglia il mondo: meno consumi uguale meno petrolio. Certo, incide, ma non così tanto.
La vera risposta è che due paesi stanno inondando i mercati di petrolio a volontà, offrendone a piene mani, con feroci sconti di listino, determinandone di fatto la discesa violenta dei prezzi. Ma il paradosso, perchè di paradosso vero e proprio si tratta, è che questi due paesi sulla produzione di petrolio fondano la loro economia, perchè ne sono tra i più grandi produttori del mondo: Arabia Saudita e Iran.
Il motivo di questo atteggiamento apparirebbe inspiegabile se non si avesse a mente lo studio di Morse e quanto ho scritto all'inizio: Arabia Saudita ed Iran vogliono "far fuori" dal mercato degli esportatori di petrolio gli USA. Di conseguenza, sapendo bene che estrarre con la tecnica dello Shale Oil diventa antieconomico con un prezzo al barile inferiore ai 60 $ il loro obiettivo è chiarissimo: portare il prezzo più giù di quel livello, obbligando di fatto gli americani a cambiare strategia, o quanto meno a rallentare nei ritmi estrattivi.
In fondo, mentre gli States fanno una "fatica" boia ad estrarre oro nero da rocce argillose, con un tecnica invasiva e con molti effetti collaterali, Arabia e Iran invece non hanno bisogno che di una trivella che faccia un buco nel terreno. E neanche tanto profondo. Con una tecnica sostanzialmente vecchia di 100 anni e senza bisogno di grande innovazione tecnologica.
A questo punto so bene quale sarà, se avrete avuto l'ardire di arrivare a leggere fin qui, il vostro primo pensiero...." è come quel marito che per fare un dispetto alla moglie si tagliò le.......".
Già, proprio così!!.


martedì 14 ottobre 2014

Correzione

Da qualche giorno i mercati azionari hanno preso la via della correzione, uno storno significativo e ad oggi certamente il più pesante del 2014.
Dopo i massimi storici delle scorse settimane, infatti, il Dow Jones ha perso circa il 5%, così come lo S&P 500. Un pò peggio ha fatto il Nasdaq. L'Europa naturalmente non è stata immune dalle vendite, e così il Dax, l'indice della borsa tedesca, dai massimi in area 10.000 punti è approdato ieri a poco più di 8.800. Meno 12%.
Come a solito si cercano i motivi (o le scuse...) che possano giustificare questa ondata di "lettera" sui mercati. L'umana natura ha sempre bisogno di fornire una spiegazione razionale ad ogni evento, specie se infausto, ed i mercati azionari non sfuggono alla regola.
Posso dire che di motivi ce ne sono, a cercarli, fin troppi: un prezzo del petrolio particolarmente basso, il timore che la ripresa americana sia più fragile del previsto, l'epidemia Ebola che sembra sempre più fuori controllo (nelle aree africane in cui si è più sviluppata), etc etc...
Tutti motivi validi, ma non sufficienti per parlare di un problema "vero", strutturale, che potrebbe compromettere il trend comunque rialzista degli ultimi anni.
Insomma, al momento siamo all'ennesima mini-correzione di questo 2014, che come pensavo  si è rivelato molto più volatile degli anni precedenti.
Ecco, il tema della volatilità attuale mi pare il più intrigante: drogati da anni di politiche economiche accomodanti i mercati azionari sono stati come cloroformizzati, con conseguente azzeramento della volatilità, che ne rappresenta un pò l'essenza più profonda. L'anima. Ora che la Fed, ed in parte anche la Boj, di fatto hanno lasciato intendere che prima o poi si dovrà tornare alla normalità i mercati cominciano a svegliarsi, ritrovando quell' "effervescenza" a cui per troppo tempo si erano disabituati.
Bollicine....


venerdì 3 ottobre 2014

Gross terremoto....

Ho atteso qualche giorno per scrivere questo post. Essendo più o meno coinvolto dall'evento, seppure marginalmente, era importante per me avere un quadro della situazione il più preciso possibile. Per la verità non credo di aver raggiunto l'obiettivo. Risposte da dare ne ho poche e certamente non esaurienti.
Ma veniamo al dunque: Bill Gross, fondatore e capo indiscusso di Pimco, la più grande casa di investimenti obbligazionari al mondo, ha lasciato la sua creatura. Dimissioni in tronco, con effetto immediato. Dal prossimo lunedì lavorerà per Janus, altra casa di investimenti americana, andando a gestire un fondo obbligazionario "unconstrained".
Le domande che tutti si sono fatti in questi giorni, dato il clamore della vicenda (Bill Gross in Pimco gestiva il più grande fondo obbligazionario del mondo, il "Total Return", che ancora oggi ha masse per circa 220 miliardi di $) sono essenzialmente tre:
1) Se ne è andato o è stato cacciato?
2) La sua partenza è legata in qualche modo all'indagine della Sec su un Etf da lui gestito?
3) Cosa accadrà da qui in avanti a Pimco?.

Riguardo alla prima posso dire che è la domanda che trova più elementi di risposta. Personalmente penso che Gross sia stato caldamente invitato a dare le dimissioni da Pimco. In primavera, a seguito di diverbi sempre più accesi con lui, aveva lasciato Pimco El- Erian (che ha poi giustificato la sua dipartita con motivazioni strettamente personali, alle quali francamente credo poco). Poi una gestione della società che pare Gross attuasse con sempre meno collegialità. Una guida si carismatica ma anche autoritaria e sembra a tratti dispotica.
Peraltro, dagli ultimi "Outlook" mensili  di Gross si percepiva, tra le righe, un certo fastidio, una stanchezza forse anche mentale.
In ordine al secondo punto, da qualche mese pare che la Sec, l'organo di controllo equivalente della nostra Consob, abbia aperto un'indagine su un prodotto Etf di Pimco, gestito da Gross. L'accusa parla di un meccanismo di rivalutazione delle quote di alcuni prodotti acquistati dall'Etf che sarebbero non conformi a quanto prescritto. In sostanza, le quote sarebbero state gonfiate irregolarmente. Qui non posso dire alcunchè, se non che il prodotto in questione non è distribuito in Italia e non si tratta di una sicav ma di un Etf. Conoscendo però la serietà della casa madre di Pimco, cioè Allianz, e la casa americana stessa, mi pare alquanto difficile ipotizzare una volontarietà in operazioni di questo tipo.
La terza risposta è impossibile da pronosticare. Si può dire che nei giorni successivi all'uscita di Gross i fondi di Pimco, a livello di quotazioni, non ne hanno risentito. Le oscillazioni giornaliere, in più o in meno, sono assolutamente in linea con quelle del passato. In più bisogna dire che OVVIAMENTE ci sono centinaia di persone che lavorano per Pimco, e dunque nessuna grande società va in crisi se il suo leader lascia il timone. Si pensi ad Apple dopo la scomparsa di Jobs.
Pimco ha sostituito Gross con Ivascyn, un gestore pluripremiato da Morningstar e che già da tempo lavorava per la casa di Newport Beach. Migliore scelta probabilmente non poteva fare.
Certo Gross, che pure recentemente sembrava aver perso il dono della bacchetta magica, ha dietro di se una clamorosa carriera fatta di performances impressionanti.
Ora per lui si apre una nuova strada, ma il soprannome "Re dei Bond" non glielo toglierà nessuno.  


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