mercoledì 24 settembre 2014

Avanti un altro!

Per la serie "sotto a chi tocca", o se preferite "avanti un altro", da qualche giorno un nuovo incubo default percorre i desks degli operatori finanziari. Stavolta, sotto la lente d'ingrandimento, è finito il Venezuela. 
Paese ricchissimo, pieno di giacimenti petroliferi (e non solo), il paese ancora orfano del carismatico leader Chavez, attualmente sostituito dal mediocre Maduro, in questi giorni vive ore di forti tensioni. L'inflazione è oltre il 60% annuo e la moneta locale, il Bolivar, si svaluta ogni giorno di più. Ad Ottobre, poi, il Venezuela dovrà rimborsare due bond per un totale di circa 4,5 miliardi di $ e non è ancora chiaro come e se riuscirà ad adempiere ai suoi debiti.
Non a caso, i CDS (i credit default swaps, sorta di assicurazioni contro il default di un paese impossibilitato a rimborsare i suoi titoli) sono schizzati in pochissimi giorni a vette inesplorate, decretando di fatto uno stato di massimo allarme.
Strano, come detto, per un Paese che siede sui più grandi giacimenti petroliferi del mondo. O forse no, visto che lo stesso oro nero da tanti mesi viaggia su prezzi decisamente inferiori alla soglia dei 100 dollari a barile.
Otto giorni fa Standard&Poor's ha declassato il rating del Venezuela a CCC+, ad un passo da "D" che come sapete sta per Default (fallimento). Certo oggi il paese del compianto Chavez è considerato da tutti il più pericoloso e speculativo tra gli stati sudamericani. Più dell'Argentina, tanto per capirci. 
Nel frattempo le scommesse sono aperte: per i pessimisti le scadenze dell' 8 e del 28 Ottobre non saranno onorate, e Maduro sventolerà bandiera bianca.
Per gli ottimisti nessun panico: in fondo il Venezuela incassa ogni anno 85 miliardi di $ dall'esportazione del suo petrolio e pagare 4,5 mld di $ di bond non dovrebbe essere un gran problema.
Sta di fatto che ancora in moltissimi si chiedono (forse retoricamente, perchè la risposta è molto probabilmente nella "struttura" di comando) come possa questo paese essere arrivato a tale stato di miseria e povertà con simili ricchezze nascoste sottoterra.
La foto di oggi è il grafico dei CDS venezuelani che mostra l'imperiale impennata del rischio.




venerdì 12 settembre 2014

Il referendum scozzese

Il prossimo 18 Settembre, notizia ormai già ben battuta dagli organi di informazione, la Scozia deciderà il suo destino: rimanere nel Regno Unito o diventare uno stato indipendente. Il referendum fu fissato un paio d'anni fa, ma solo da qualche giorno l'opinione pubblica ne è stata edotta. Questo perchè finora tutti i sondaggi, tranne uno (il penultimo ad oggi), davano per schiacciante la vittoria degli Unionisti, cioè di coloro decisi a rimanere all'interno del Regno Unito. Poi questo sondaggio che ha ribaltato, provvisoriamente, il risultato: Indipendentisti avanti di un paio di punti. Si potrebbe profilare quindi un testa a testa, con un finale tutt'altro che scontato.
E' piuttosto semplice prevedere che in caso di vittoria degli Unionisti i mercati non avrebbero ripercussioni di alcun tipo, nè positive nè negative. Il referendum sarebbe visto come poco più di un velleitario tentativo autonomista.
In caso di vittoria degli  Indipendentisti, invece, il quadro potrebbe essere più complicato: in fondo, si avrebbe la nascita di un nuovo stato, con pesanti ripercussioni economiche per l'Inghilterra. Dimissioni (probabili) di Cameron e del suo governo, forte svalutazione della sterlina, rialzo dei rendimenti dei titoli inglesi (Gilt), probabile rafforzamento dell'Euro. Insomma, un'ottimo motivo per avviare una correzione sui mercati che potrebbe essere nell'ordine di 5-10% punti percentuali sull'azionario.
E poi, passata la prima ondata emotiva?. Poi immagino si tornerà a parlare dei soliti problemi, in fondo più decisivi di questo.
L'esito di questo referendum appare veramente appeso ad un filo, anche se negli ultimissimi giorni molte aziende di rilevanza nazionale con residenza fiscale ad Edinburgo hanno fatto endorsments a più non posso a favore degli Unionisti. La loro tesi, viziata certamente da interessi economici di parte di non poco conto, è che la vittoria degli Indipendentisti creerebbe tutte le condizioni per lasciare la Scozia e domiciliarsi altrove.
Di certo, la Bank Of England si è affrettata a dire che in caso di vittoria degli Indipendentisti gli stessi dovranno sbrigarsi a farsi una moneta in proprio: la sterlina, così come invece auspicavano i fautori del referendum, non "cadrà" mai in mano scozzese.


venerdì 5 settembre 2014

Il braccino di Mario e la clava di Weidmann

Dunque ieri il nostro Mario Draghi ha compiuto un altro passettino avanti verso una convincente politica monetaria espansiva.
Riduzione dei tassi di interesse  all'ormai prossimo 0% (adesso siamo allo 0,05%), impegno ad operazioni di acquisto di ABS (asset backed securities), impegno "verbale" a tenere aperto qualsiasi scenario relativo ad un eventuale "quantitative easing" in salsa europea.
Basterà tutto questo per rilanciare la famigerata crescita?. Saranno sufficienti queste pur lodevoli iniziative per far uscire l'Europa dal baratro della deflazione in cui sta lentamente ma inesorabilmente scivolando?.
Personalmente non credo.
Continua ad essere troppo poco. Vediamo: la riduzione dei tassi (di rifinanziamento, di riferimento e quello sui depositi) è certamente un bel passo avanti, peraltro già da molti analisti previsto. Ma il taglio è stato su tutti i tassi dello 0,10%, cioè molto poco. Abbastanza bene anche l'aumento al -0,2% (dal precedente -0,1%) del tasso sui depositi presso la Bce da parte delle banche (in pratica una banca che lascia i suoi soldi alla Bce non solo non riceve interessi ma deve pagarne- appunto lo 0,2%- per il "servizio"), in modo tale da costringerle ad impiegare le ampie risorse a disposizione invece che a parcheggiarle presso Francoforte.
Bella misura, ma perchè non essere più aggressivi e portare quel -0,2% ad un più poderoso -0,5%?. Benino anche per la decisione di cominciare a comprare ABS, i titoli non propriamente di massima affidabilità in capo alle banche, ma perchè affrettarsi subito a dichiarare che si compreranno solo quelli "semplici e trasparenti" (parole di Draghi)  senza invece spingere sull'acceleratore e fare come la Fed, cioè comprarli tutti, anche e soprattutto quelli più "tossici"?. In fondo, se vuoi ripulire una cantina sudicia non puoi limitarti a dare una spolverativa, hai bisogno di un aspirapolvere potente!, Insomma, il solito refrain: facciamo qualcosa ma senza esagerare. Del resto, qualcuno che usa la clava in Bce c'è, e si chiama Weidmann, il rappresentante della potente Bundesbank tedesca. Il falco per eccellenza, colui che si è sempre opposto a qualsiasi manovra espansiva della Bce. Weidmann vota sempre contro la maggioranza di Draghi, e quando parla...tuona!.
E senza Weidmann si può fare poco e quel poco, scommetto direbbe Draghi se potesse...."fatevelo bastare"!.
p.s.: la foto di oggi è il volto del "Mastino" Weidmann!



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