lunedì 27 gennaio 2014

Overhang sui bancari

Venerdì scorso, a mercati chiusi, il Banco Popolare, tra i più importanti istituti di credito italiani, ha annunciato un aumento di capitale da 1,5 mld di €, necessario, a quanto pare, per fronteggiare gli stress test previsti quest'anno dalla Bce.
Chi segue il blog ricorderà che avevo parlato poche settimane fa proprio di questo problema, che avrebbe potuto creare non pochi problemi ai mercati per il 2014.
La Bce ha deciso infatti di effettuare degli stress test per verificare la solidità delle banche europee, sia in termini di capitale proprio che di impieghi. Era chiaro fin dal giorno in cui fu presa questa decisione che molte banche non avrebbero pienamente superato gli stessi, e che dunque sarebbero state costrette a ricorrere a tutti i mezzi a disposizione per rafforzarsi: dall'aumento di capitale, alle fusioni, alla vendita di assets.
Il management di Monte dei Paschi di Siena voleva procedere ad un aumento di capitale agli inizi di questo mese, ma poi la Fondazione ha votato per il rinvio a Maggio (e dunque l'aumento ci sarà lo stesso). Poi sono sorte voci insistenti su fusioni tra banche di primaria importanza. Oggi la notizia riguardante il Banco Popolare, peraltro presa malissimo dai mercati che hanno pesantemente bastonato il titolo (-12% nel momento in cui scrivo questo post).
La sensazione è che a breve avremo sui mercati di capitali quello che gli americani chiamano Overhang, ovvero un eccesso di "carta" da aumento di capitali proveniente da ogni dove. In altre parole, se molte aziende quotate in borsa (nella fattispecie i bancari) decidono tutte insieme, e nello stesso momento,  di ricorrere ad ingenti aumenti di capitale, quindi andando a chiedere soldi in prestito agli investitori istituzionali e non-quindi anche ai piccoli risparmiatori- si verifica in genere una situazione nella quale i soldi non bastano per tutti, con la conseguenza che molta carta (le azioni o i bond convertibili offerti) rimane invenduta, procurado di fatto situazioni assai pericolose per la sopravvivenza delle società stesse.
Era uno dei pericoli che proprio Profumo, l'a.d. di Mps, aveva fiutato quando si era speso insistentemente per fare un aumento di capitale prima possibile, nel tentativo di anticipare gli altri istituti e mettersi così parzialmente al riparo dall' Overhang.
Del resto uno che si chiama Profumo di sentori se ne intende.


venerdì 24 gennaio 2014

Correzione?

Dopo il forte rally natalizio questo primo mese del nuovo anno non sembra, al momento, dare grosse soddisfazioni agli azionari. Gli indici di tutto il mondo, infatti, da alcuni giorni a questa parte hanno cominciato a stornare un pò, concedendo spazio a quanti ritengono sia in atto la prima correzione dell'anno.
Per chi non lo sapesse, con il termine "correzione" si intende una fase di discesa "controllata" delle quotazioni, nel senso che dopo forti periodi di rialzo seguono periodi nei quali i prezzi vengono limati verso il basso. Le ragioni di una correzione possono essere centinaia, ma sono sempre o quasi un pretesto: il vero motivo è la necessità, o la voglia, di chi ha ottenuto buone performances di vendere per incassare il guadagno.
Generalmente, quando si verifica una correzione "normale" essa è anche salutare, perchè spurga i mercati dagli eccessi generati dai rialzi precedenti e rende di nuovo appetibili le quotazioni.
Mediamente si scende di 5/10 punti percentuali, in un periodo di tempo che va da pochi giorni a qualche settimana. Questo MOLTO genericamente, perchè ogni correzione, come un'impronta digitale, non è mai uguale ad un'altra.
In questi giorni sembra se ne stia formando una, con i mercati azionari di tutto il mondo in flessione. La "scusa" stavolta sono i timori sugli utili societari americani. "Scusa" riciclata più volte ma riproposta essenzialmente sempre nella stessa salsa.
Vi allego il grafico del Dow Jones a 2 anni: la linea blu è la media delle quotazioni a 50 giorni, e passa intorno ai 16.000 punti. Lì avremo il primo supporto, e lì i mercati potrebbero ripartire. Venisse sfondata la prima linea il Dow Jones andrebbe a testare quasi certamente i precedenti massimi relativi, in area 15.600/15.700. Secondo supporto. E qui saremmo a circa 800 punti di discesa dai massimi storici, quindi circa il 5%. Che potrebbe bastare per arginare definitivamente la correzione. Si scendesse ancora allora la linea "Maginot" passerebbe in area 14.700/14.800, livello di partenza in passato di varie onde rialziste. Sotto quest'ultimo livello ritengo altamente improbabili ulteriori discese (saremmo a -10% dai massimi).
L'RSI, il "Relative Strenght Index" non è ancora in ipervenduto (che arriva a quota 30...come si vede è poco sotto 50) e questo indica che ancora abbiamo da ballare un pò.
Dovessi scrivere sotto tortura, con una magnum 44 puntata alla tempia, scommetterei sul livello di 15.600 come area di inversione e ritorno del Toro.
Ma forse ho visto troppe volte "Il Cacciatore".


mercoledì 22 gennaio 2014

Il Fallimento ordinato delle Banche

In questi giorni ho ricevuto diverse richieste di spiegazioni in ordine all'ultimo accordo raggiunto dai paesi membri dell'Unione Europea relativamente alle procedure concordate in caso di fallimento di una banca appartenente all'area dell'Euro.
L'accordo, rientrante nella più ampia discussione attorno l'Unione Bancaria dei paesi membri prevede conseguenze molto pesanti in primis per tutti coloro che con la banca fallita hanno a che fare. In altre parole, il fallimento "ordinato" di una banca europea prevede ora innanzitutto che siano gli azionisti, gli obbligazionisti ed i correntisti della stessa i primi a dover...."pagare".

Allego un servizio, stringato ma esauriente, andato in onda nel TG1 del 27/06/20013 che spiega bene il tutto.



martedì 7 gennaio 2014

L'Irlanda torna sul mercato dei Bond

Era uno dei paesi più devastato dalla crisi finanziaria ed economica. Banche fallite, disoccupazione feroce, crescita asfittica. Ma con una classe politica e dirigente sostanzialmente sana e capace. Ed un Sistema-Stato funzionante. Con ridondanze, errori, negligenze.....ma funzionante.
Anni di dure riforme,  scelte molto coraggiose, un piano di aiuti concesso dalla Troika terminato solo il 31 Dicembre del 2013 ed ora, nell'anno domini 2014 l'Irlanda torna a far parlare di se. Stavolta in bene, in quanto stamattina la prima emissione di Titoli di Stato post crisi è andata alla grande: erano in offerta Titoli a 10 anni per un valore di 3,75 mld di euro. Inutile dire che l'asta è stata totalmente coperta ed addirittura la richiesta era di 12 mld, più di tre volte tanto. Un successo clamoroso, anche e SOPRATTUTTO considerando il tasso che il governo è riuscito a strappare agli investitori. Un "misero" 3,543% annuo. Molto inferiore a quanto paga, per analoga scadenza, l'Italia.
Evidentemente i mercati non sono poi così malvagi come li si vuol descrivere e dimostrano che sanno riconoscere, e premiare, gli sforzi verso il risanamento fatti in maniera credibile ed efficace. Attraverso riforme profonde e veramente incidenti, di lungo periodo e orientate ad una visione precisa del proprio paese. Attraverso tagli alla spesa pubblica improduttiva, alla burocrazia statale, agli enti locali.....Il nostro esatto opposto....



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