venerdì 29 novembre 2013

Black Friday

Oggi, dopo la pausa di ieri, riaprono i mercati americani. Arrivati quasi tutti sui massimi storici (Dow Jones oltre i 16.000 punti, Nasdaq oltre 4.000-era dal 2000 che non si vedevano questi livelli!-S&P oltre 1.800) ci si chiede dove si potrà arrivare da qui alla fine dell'anno. Pochi posts fa avevo scritto che la mia personale sensazione era per un graduale rialzo e mi pare che si stia avverando. Si sale costantemente ma piano, senza sedute con strappi violenti. E questo è molto positivo, perchè i mercati che salgono senza aumento di volatilità di solito forniscono un indice di ottima salute.
Oggi comunque sarà un giorno importante, economicamente parlando. Infatti negli USA si apre ufficialmente la stagione degli acquisti natalizi, e loro sono soliti "festeggiarla" l'ultimo venerdì del mese di Novembre, che viene ribattezzato "Black Friday". Durante questa giornata tutti gli esercenti commerciali, nonchè le grandi catene di distribuzione (anche quelle online), fanno ottimi sconti, che arrivano anche al 50%. E' dunque una giornata che i money manager tengono in grande considerazione, perchè è una sorta di termometro di come andranno i consumi natalizi. E siccome negli USA i consumi rappresentano il 70% del PIL si capisce bene quanto sia importante capire il loro andamento nel periodo più profittevole dell'anno.
La prossima settimana si conosceranno i primi dati e non mancherò di fornirveli.
Black Friday, dunque!.


lunedì 25 novembre 2013

Draghi pronto a tassi negativi?

Il prossimo 5 Dicembre potrebbe segnare una svolta nell'operato della BCE. Per la prima volta nella sua storia, la Banca Centrale Europea guidata dal nostro Mario Draghi potrebbe percorrere la via dei tassi negativi sui depositi marginali.
In sostanza, per costringere le banche commerciali europee ad impiegare la propria liquidità in prestiti alle imprese ed ai privati (provando così a rilanciare la crescita attraverso un aumento del credito), la Bce non solo non offrirebbe alcun interesse ai depositi effettuati presso di lei dalle banche stesse (come è già oggi, con tassi allo 0%), ma applicherebbe tassi negativi: le banche che depositassero liquidità presso la Bce dovrebbero pagare loro un interesse per il "servizio".
Uno strumento potente, ma pericoloso. Potente perchè costringe le banche a non usare più la Bce come parcheggio della propria liquidità, e quindi le sprona a rivolgere lo sguardo altrove. Pericoloso perchè non è detto che le banche impiegherebbero la stessa liquidità per finanziare aziende e privati: potrebbero, ad esempio, comprare Titoli di Stato. Inoltre, i tassi negativi possono generare, o potenziare, i processi deflattivi (già in itinere).
Staremo a vedere, certo che l'idea è di quelle forti e profuma un pò di "ultima spiaggia": un estremo tentativo di ridare forza ad una crescita asfittica e mai così effimera, legata in ambito europeo sostanzialmente alle sole esportazioni tedesche.


lunedì 18 novembre 2013

Risk On: Dow Jones a quota 16.000 punti in intraday

Da diversi giorni, causa anche una serie di impegni personali, e non ultima una fastidiosa forma influenzale, latito un pò sul blog. Me ne scuso con tutti i miei pochi, ma preziosi (!), lettori. Peraltro, non c'è moltissimo da dire.
La mia previsione di  un proseguimento della fase rialzista sui mercati azionari mi pare stia pienamente avverandosi, con il Dow Jones che mentre scrivo ha sfondato, seppure in intraday, la fatidica soglia dei 16.000 punti. Nuovo record storico. Chissà per fine anno quale sarà il livello raggiunto. Non escludo che possa essere inferiore a questo, ma a questa possibilità assegnerei non più del 20% di possibilità. Il fatto è che nel mondo continua ad esserci tantissima liquidità in cerca di impiego e l'investimento azionario continua ad essere, PER ESCLUSIONE, l'asset più appetibile. Infatti, il mercato dei bonds appare ancora incerto, l'oro resta inchiodato sotto i 1.300 $ l'oncia ed il settore immobiliare è ancora in piena crisi. Di conseguenza si compra il rischio, confidando che almeno fino a fine anno le cose non cambieranno.


giovedì 7 novembre 2013

Draghi taglia i tassi..un giorno dopo il "Btp Italia"!

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Una beffa di proporzioni colossali si è abbattuta oggi sui 300.000 investitori, privati e pubblici, che ieri e ieri l'altro hanno sottoscritto la quinta emissione dei Btp "Italia".
Per fortuna che proprio ieri ci avevo dedicato un post sull'argomento, altrimenti avrei potuto essere tacciato di "dietrologo".
Il giudizio che ne davo e a maggior ragione ne dò oggi era negativo. Ma oggi prevale un sentimento di rabbia. Rabbia verso la disinformazione finanziaria, verso l'approsimmazione con la quale si parla di investimenti, di risparmi, di soldi. Rabbia verso i network televisivi e informativi in genere che hanno "pompato" questo collocamento, contribuendo in maniera determinante alla mattanza che si consumerà nei prossimi mesi ed anni.
Il Btp Italia emesso ieri ha un rendimento determinato da una quota fissa (ridicola) ed una variabile, legata all'inflazione.
Più l'inflazione sale, più il rendimento del titolo emesso IERI sale. Di conseguenza, più l'inflazione scende più il rendimento del titolo emesso IERI scende.
Ora, che l'inflazione rasentasse in giro per l'Europa e gran parte del mondo livelli prossimi allo zero era noto, non c'era certo bisogno che ce lo spiegasse oggi Draghi. Che invece ha motivato la scelta di tagliare di 25 basis points il costo del denaro in Eurolandia proprio con questa motivazione. Inflazione, dice Draghi, eccezionalmente bassa e con la quale dovremo "convivere a lungo", secondo un modello previsionale proprio della stessa Bce.
Dunque Draghi annuncia inflazione a livelli anormalmente bassi ancora per anni e ieri l' Italia emette un Btp legato all'inflazione, che addirittura va a ruba!!!!. Bell'affare!!!!. Bellissimo davvero, certamente per le casse dello Stato, che incassano montagne di miliardi di euro sapendo che nei prossimi anni, quasi certamente, pagheranno interessi decrescenti.
Grandissima beffa, invece, per i tanti che meno di 24 ore fa si sono precipitati a sottoscrivere il mugnifico Btp.
Un vecchio adagio dei mercati parla del "PARCO BUOI", intendendo con questo termine i tanti risparmiatori inconsapevoli che fanno esattamente il contrario di quanto dovrebbero, prendendo batoste assurde.
Oggi non è parco buoi, oggi è il raduno internazionale del parco buoi.


mercoledì 6 novembre 2013

"BTP ITALIA": fu vera gloria?



Pochissimi giorni fa è stato emesso il nuovo BTP Italia, titolo di stato legato all'inflazione, con rendimenti in parte fissi ed in parte variabili. La parte variabile è determinata, appunto, dall'andamento dell'inflazione: se questa salirà il rendimento aumenterà, viceversa accadrà il contrario.
Personalmente ritengo il Btp Italia un investimento sbagliato, privo di logica e ad alto rischio. 
Riporto integralmente un'intervista tratta dal sito trend-online.com a Fabrizio Zampieri fatta da Rossana Prezioso. E' molto esplicativa e chiarisce bene l'argomento.


Proprio nel giorno in cui il Btp Italia a scadenza novembre 2017 fa il suo ingresso fra le urla festanti della folla, chi ha buona memoria sa che c'è ben poco da gioire. A ricordarci un passato che ha poco più di vent'anni è Fabrizio Zampieri (head of the finance department di Eurocomm Investments in Dubai) che fa notare come nel giro di neanche due anni ci siano state già 5 emissioni, proprio quando lo stato parla di privatizzazioni. Nel 1992 accadde la stessa cosa, solo che allora a decidere erano un certo Giuliano Amato come premier (qualcuno ricorda il prelievo forzoso?) e Mario Draghi al Tesoro.
1) Le privatizzazioni solitamente possono essere un fattore determinante nell’opera di risanamento dell’economia. Nel caso dell’Italia, però, si rischia di fare un ennesimo buco nell’acqua con un valore di 127 miliardi in 20 anni su un debito cresciuto parallelamente dieci volte tanto. Stavolta ne vale la pena?
LE privatizzazioni se attuate con determinati criteri, regole e finalità, si sono dimostrate utili e valide ma soprattutto per i paesi esteri. Purtoppo questo discorso non vale per l’Italia e mi riferisco per la precisione ad un recente passato, quel 1992 quando il governo italiano ha permesso la svendita a prezzi di saldo di parte delle nostre più importanti società pubbliche come Eni, Finmeccanica, Enel e queste quote di capitale sociale sono state vendute alle più note banche d’affari internazionali. Tanto per rinfrescare la memoria, all’epoca dei fatti il capo del Governo, allora era un certo Giuliano Amato, quello del famoso prelievo forzoso dei conti correnti degli italiani, fatto un venerdì sera, lo stesso che recentemente è stato nominato membro della Corte Costituzionale e che percepisce la famosa rendita pensionistica di circa 30mila euro al mese. Ricordiamo inoltre che all’epoca di queste privatizzazioni italiane, l’allora direttore del Tesoro era Mario Draghi, attuale Governatore Bce, soprannominato Mr Britannia. E questo basti. Le regole allora sono state fatte solo per pochi e solo per finalità puramente speculative e non certo per il bene del Paese. Il rischio, quindi, di questo prossimo piano di privatizzazioni è quello di ripetere lo stesso fenomeno di 20 anni fa, cioè vendere immobili, società e beni di prestigio alle sole banche d’affari, compagnie d’assicurazioni, quelle che io definisco "amiche" dei politici compiacenti. Il consiglio che io dò è quello di informarsi, sempre che ciò sia possibile reperire queste informazioni perchè spesso cala una sorta di cortina di ferro, un velo di segreto da parte dei media tradizionali. Informarsi sui nomi di questi acquirenti e, inoltre non mi meraviglierei se appunto nell’elenco in questione comparissero sempre e solo i soliti nomi delle arcinote banche d’affari. Da un punto di vista tecnico, non ritengo che questa misura di privatizzazione possa rappresentare un piano utile a ripianare parte del nostro debito pubblico. Infatti a fronte di questi 127 miliardi di euro in 20 anni di possibili entrate derivanti da queste alienazioni, ci ritroveremo dall’altra parte un deficit statale aumentato nel frattempo di almeno 5 o 6 volte quello attuale anche se temo che non vedremo nemmeno questi valori perché, se dovesse succedere, l’Italia avrà fatto default sicuramente molto prima.
2) Restando in casa nostra, i Btp ultimamente, soprattutto nei nuovi tagli con il Btp italia, sembra abbiano registrato un certo successo e le prospettive per il titolo novembre 2017 lanciato oggi sono positive. Come spiegare questo “ritorno di fiamma” da parte dei piccoli investitori, target privilegiato per le nuove emissioni?
Per quanto riguarda il Btp Italia siamo alla quinta edizione. La prima avvenne nel marzo 2012 circa un anno e mezzo fa. Il rendimento della cedola del titolo è indicizzata all’inflazione. In altre parole chi detiene l’obbligazione guadagna di più se l’inflazione sale mentre guadagna di meno nel caso opposto. Chi ha aderito alle prime due offerte ha avuto rendimenti decrescenti dal momento che l’inflazione è calata e i tassi di interesse sono ai minimi storici quindi da un punto di vista dell’investimento non è stato certo un buon affare per chi li ha comperati, soprattutto se vengono comparati ad altri strumenti similari. Oggi il Tesoro italiano ha piazzato al quinta emissione. Piace ai piccoli investitori italiani per una serie di motivi. Primo perchè non ci sarebbe alcuna imposta da pagare in assenza di guadagno in conto capitale. Ovvero un titolo viene emesso a 100 e se dovesse venire rimborsato a 100, quindi con nessun guadagno in conto capitale, il risparmiatore non avrebbe da pagarci il capital gain, anche se però è prevista una tassazione che per il momento è ancora del 12,50% relativamente alle cedole fisse semestrali, sebbene si parli di possibile aumento anche sui titoli di stato. Inoltre piace soprattutto perchè il pagamento degli interessi avviene in maniera periodica e ravvicinata, ogni sei mesi. Perciò il risparmiatore italiano che è abituato a veder entrare periodicamente una qualche somma di denaro per riuscire ad arrotondare, con questo titolo può veder soddisfatta questa sua esigenza. Ed è proprio su queste debolezze che lo Stato italiano fa leva. Infatti i risparmiatori italiani detengono ancora un tasso di risparmio tra i più alti del mondo pur avendolo intaccato più volte a causa della crisi persistente. Per questo motivo lo Stato, proprio nei momenti di maggior fabbisogno finanziario, ricorre a questi strumenti. Ricordiamo che in un anno e mezzo è già la quinta emissione di questi titoli. Alla fine questi strumenti si riducono a puro marketing finanziario che fa leva sullo spirito italico e sulla solidarietà patriottistica, non a caso il nome è appunto Btp Italia. Lo scopo principale non è altro che quello di raccogliere denaro utile a dare temporanee boccate d’ossigeno, visto che di questo si tratta, alle casse dello Stato ormai asfittiche. mediante l’utilizzo di questi strumenti che da un punto di vista remunerativo non sono molto appetibili, ma che premono sui sentimenti di comunanza che unisce la platea dei piccoli risparmiatori. In altre parole uno specchietto per le allodole che serve solo a spremere ulteriormente quella fascia di popolazione già stressata dalle tasse.


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