lunedì 29 luglio 2013

Monte Paschi Siena sotto pressione

Dopo diversi giorni di assenza dal blog, dettati da impegni personali e da una sostanziale staticità dei mercati, torno a scrivere per parlare di Monte dei Paschi di Siena, la più antica banca del mondo, che da diversi anni a questa parte sembra non trovare pace.
In una lettera del 16 Luglio scorso l'UE ha espresso forti riserve sul piano di ristrutturazione presentato dai vertici di Mps, e finalizzato all'ottenimento di aiuti per circa 4 mld di €.
In particolare, il commissario Almunia avrebbe chiesto a Mps, qualora legalmente possibile, la sospensione dei pagamenti delle cedole di alcune obbligazioni "subordinate" ai clienti sottoscrittori. In altre parole, ammesso che la rivelazione del "Financial Times" sia veritiera (ed il giornale in questione ha una credibilità in tal senso molto forte), l' UE chiederebbe a Mps di non pagare agli obbligazionisti le cedole maturate su tutta una serie di emissioni proprie. Che se fosse vero non è proprio robetta....
Inoltre nella lettera si esprimono dubbi sul piano di ristrutturazione relativamente alle remunerazioni dei managers ed al blando taglio dei costi.
Staremo a vedere, per l'intanto il titolo Mps in borsa lotta sui suoi livelli minimi storici, in area 0,20 € per azione, e qualche società di analisi finanziaria (Kepler) ha emesso target price molto bassi, addirittura a 0,14 € con l'indicazione "reduce" ("ridurre").


giovedì 18 luglio 2013

Da Modesta a Moderata

Come da titolo, è così che si è espresso ieri Bernanke circa lo stato dell'economia americana. Una crescita che prosegue "da modesta a moderata". Come a dire: per il momento di Tapering non se ne parla. Dunque la Fed intende continuare a mantenere una politica economica espansiva ed accomodante. Musica per le orecchie di chi pensava che quella vissuta a cavallo tra Maggio e Giugno fosse solo una correzione. Musica per chi, come Pimco, non soltanto non ha venduto T-Bond, ma ne ha comprati sulla debolezza. Una musica che però dovrà essere suonata dai migliori professionisti del settore, sorretti e guidati dal direttore d'orchestra Ben Bernanke.
Nelle ultime giornate si registra dunque una volatilità in diminuzione, una decisa contrazione dei rendimenti obbligazionari, un azionario di nuovo, e diffusamente, in crescita, ed uno stato ancora comatoso nelle quotazioni di materie prime e oro (peraltro risalito un pò dai minimi degli ultimi anni).
Si avvicina così la parte più calda dell'estate, che potrebbe essere, come ogni anno, visti gli scambi ridotti, terreno fertile per veloci speculazioni. Ma la sensazione, sempre più forte, è che si stia tornando ai "fondamentali" ed ai temi dei primi 4 mesi e mezzo dell'anno.


martedì 16 luglio 2013

Il "Vix Index" la sa sempre lunga

Uno degli indici più usati sui mercati è il "Vix", ossia il "Volatility Index". Come dice la parola questo indice misura la volatilità, cioè le oscillazioni, di un dato prezzo. Sia riferito a bonds, equity o indici generici il Vix è un ottimo termometro del nervosismo presente sui mercati. Più l'oscillazione è violenta, più il livello dell' indice sale. E viceversa. La scala è da 1 a 100.
Il grafico che vi propongo oggi è l'indice di Volatilità dello S&P 500, il paniere delle 500 società più grandi quotate a Wall Street. Ho estrapolato gli ultimi sei mesi e come si può vedere la fase correttiva che ha caratterizzato i mercati a cavallo tra Maggio e Giugno ha visto, com'era ovvio, una forte impennata della volatilità.
Se ci fate caso, però, da diversi giorni a questa parte la volatilità è improvvisamente ridiscesa a livelli "standard", uguali a quelli di inizio anno. Cosa significa tutto questo?. 
Semplicemente che i mercati hanno cominciato piano piano a digerire le parole di Bernanke ed a saggiarle non con la "pancia", come era qualche settimana fa, ma con il "cervello". Il panico sta lasciando spazio alla razionalità; la paura alla riflessione, l'emotività al ragionamento.
Un Vix basso è un ottimo segnale di fine correzione, perchè allontana i demoni del selloff lasciando spazio agli angeli dei "fondamentali", dei parametri base, di tipo economico, che ormai da anni comandano il mondo.


venerdì 12 luglio 2013

Vicini di Ratings

Oggi sul portale finanza di Yahoo è uscita una "simpatica" classifica dei paesi con i vari ratings sui rispettivi debiti pubblici. L'Italia fa parte di un gruppetto all'interno del quale spiccano realtà  come Lituania e Azerbaigian.
Da notare che l'Irlanda, membro insieme a noi dei "PIIGS" (pigs sta per maiali in inglese; acronimo di Portogallo, Irlanda,Italia, Grecia e Spagna), ha un rating migliore del nostro, "BBB+" contro "BBB". La spiegazione, riportata anche da un articolo uscito oggi sul "Corriere della Sera", è semplice: l'Irlanda quest'anno crescerà dell' 1,3%, grazie ad importanti tagli alla spesa pubblica (quella inutile); noi invece scenderemo di un altro 2%, grazie a decenni di politiche fiscali opprimenti ed a nessun taglio (anzi, aumenta!) della spesa statale.
Negli ultimi anni l'investitore accorto e ben seguito sa bene che molti paesi apparentemente poco affidabili sono invece detentori di ratings molto alti, perchè sostanzialmente privi di debito e ricchi di crescita. Per questo molti fondi obbligazionari globali e flessibili da tempo hanno investito su di loro, con ottime ritorni in termini di performances. Che sono destinate a continuare.
Per fare qualche esempio: il Cile ha un rating "AA+", l'Estonia "AA-", la Polonia "A", il Brasile "A-", il Messico anch'esso "A-".
Il Kazakistan, invece, ha solo "BBB+", ma è davanti a noi.....



giovedì 11 luglio 2013

Bernanke uber alles!


Ieri sono uscite le "minute" della Fed, cioè i verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve. In sostanza hanno confermato quanto emerso in queste settimane e di cui ho scritto credo diffusamente: il rientro dal QE (il Tapering) ci sarà SOLO e SE si osserverà un tasso di disoccupazione al 6,5% (oggi 7,6%) e un tasso di inflazione al 2% (oggi 1,4%). 
Ma ieri ha parlato Ben Bernanke, il capo della Fed. Colui il quale, solo parlando, ha provocato il terremoto sui mercati obbligazionari. Ieri Ben è stato molto più accomodante del 22 Maggio scorso, molto più "colomba" di quanto non sia: "Politiche monetarie altamente accomodanti. E' ciò di cui ha ancora bisogno l'economia americana nel prossimo futuro". Queste le sue testuali parole. Alle quali ne hanno fatto seguito altre, tutte orientate a far capire ai mercati che quelle pronunciate a fine maggio erano, forse, state dette con un pò troppa superficialità o forse, volutamente, dette per innescare una fisiologica (seppur dura) correzione, che ormai si era resa necessaria visti i prezzi raggiunti.

A Maggio Bernanke aveva messo un "granello di sabbia nel motore", come ha scritto Alessandro Fugnoli di Kairos; ieri probabilmente ha usato l'aspirapolvere.
Vedremo. Di certo Ben ha aggiunto una frase ancor più zuccherina per i mercati obbligazionari, sostenendo che ANCHE al raggiungimento dei targets di cui sopra l'innesco del Tapering non sarebbe comunque automatico e che, al di là di questo, i tassi di interesse dei Fed Funds rimarranno al livello attuale (zero) fino almeno al 2015....


mercoledì 10 luglio 2013

Il crollo del rating Italiano



Quello che vedete sopra, e c'ho voluto fare un post a parte, è il grafico dell'andamento dei giudizi sul nostro debito da parte delle tre agenzie di ratings S&P, Moody's e Fitch. Come potete constatare solo fino a 3 anni fa le agenzie di ratings ci equiparavano quasi alla Germania, tanto per dire. Cioè ci davano un giudizio "AA" quando il massimo dell'affidabilità e della solidità di un paese è "AAA" (c.d. "tripla A"). Una discesa all'inferno velocissima, quasi verticale, anche perchè fino alla fine del 2011, cioè meno di due anni fa, tutte e tre le agenzie ci avevano concesso ancora la "A".
Penso che il grafico sia talmente chiaro che non ci sia niente da aggiungere.....

S&P taglia ancora il rating all' Italia

Ad un solo gradino dall'inferno: è questo il giudizio che ci riserva Standard&Poor's con il nuovo, pesante, declassamento del giudizio sul nostro debito pubblico. Ancora un altro gradino e poi i nostri titoli di stato entreranno nella non certo meritoria classifica dei cosiddetti "Junk Bond", i "Titoli Spazzatura", quelli per i quali il grado di affidabilità è pressocchè inesistente.
Il giudizio arriva dopo settimane nelle quali, inevitabilmente, a causa delle tensioni sui mercati obbligazionari mondiali, i nostri titoli di stato hanno sofferto anch'essi (più degli altri) pesanti rialzi dei rendimenti, con conseguente discesa dei prezzi.
Ma mentre nel resto del mondo si assiste, in tal senso, ad un più che buono recupero generalizzato, da noi, stante una situazione che ci condanna a pagare oltre 100 mld di € all'anno solo di interessi sul nostro debito, le cose sembrano andar peggio ad ogni giorno che passa.
Il giudizio che ci affibbia S&P è tranciante: rating "BBB" (da "BBB+") e outlook "negativo". In più, tanto per non farci mancare niente, secondo S&P le possibilità che nel 2014 il nostro rating possa scendere ancora sono 1 su 3: il 33% di chances di finire nell'inferno, appunto, dei paesi con titoli "Junk". Le previsioni dell'agenzia di ratings americana sono, per il 2013, di un pil a -1,9% e di un debito pubblico al 129% del pil. Considerando che, secondo me, questo governo sta semplicemente rinviando una serie di decisioni attraverso puerili "partite di giro" (rinvio dell'Imu, dell'aumento Iva,etcc...) e non sta attuando nessuna delle tanto radicali riforme di cui il nostro paese avrebbe bisogno temo proprio che quel 33% sia destinato ad aumentare.....
I vostri e nostri risparmi vanno tutelati: per fare questo occorre diversificare, avere una visione dei propri investimenti di ordine globale, mondiale. Uscendo dal recinto domestico ed affidandosi ai migliori prodotti in circolazione. I numeri uno. Quelli che potranno anche prendere qualche ceffone, ma che non appena possono (e l'ultimo mese e mezzo sembra un paradigma di tutto ciò) lo restituiscono con gli interessi.


lunedì 8 luglio 2013

I dati sul lavoro USA ai raggi X

Venerdì scorso, come ho scritto, i dati sul lavoro Usa sono stati piuttosto contrastanti. Ad una prima, giocoforza veloce, lettura degli stessi appare/iva una forte contraddizione tra il nuovo numero di occupati nel mese di Giugno, 195.000, contrapposti ad un tasso di disoccupazione fermo al 7,6%, incapace di scendere, rispetto al mese precedente, anche solo di un decimale.
Con più calma e con la possibilità di leggere tutto il report si possono fare riflessioni molto più articolate. Che peraltro vanno fatte, perchè questo dato è veramente cruciale per il futuro prossimo venturo nella storia dei bonds e dei mercati in genere.
Vediamo:
1) un dato negativo per i mercati obbligazionari è dato dal fatto che il tasso di disoccupazione non è sceso perchè sono aumentate le persone che si sono rimesse a caccia di lavoro. Nei mesi scorsi molti americani, sfiduciati dalla possibilità di trovare un impiego, si erano cancellati dalle liste degli uffici preposti, e quindi la discesa della disoccupazione era più che altro dovuta al fatto che molti smettevano di cercare lavoro. Stavolta è accaduto il contrario. Una rinnovata fiducia ha spinto molte persone a rimettersi in moto nella ricerca di un impiego, e quindi il dato sulla disoccupazione non è sceso come avrebbe dovuto.
2) un dato invece positivo per i mercati obbligazionari, perchè segna un punto a favore di chi pensa che Bernanke non procederà alla riduzione del Q.E. (cioè al Tapering), è invece il fatto che malgrado il QE3 abbia ormai quasi un anno di vita il tasso di disoccupazione è lo stesso di Settembre 2012. Il ragionamento è cioè il seguente: se dopo un anno di stimoli feroci di politica monetaria siamo allo stesso livello di tasso di disoccupazione di un anno fa perchè mai ora lo stesso dovrebbe scendere di 1 punto percentuale in pochissimi mesi?.
3) Molti di quei 195.000 nuovi posti di lavoro sono femminili, in particolar modo donne nella fascia di età tra i 20 ed i 24 anni e si tratta di contratti part-time e a tempo. Quindi più una ripresa temporanea che strutturale. La controprova è che non sono stati praticamente creati posti di lavoro tra i maschi nella fascia d'età tra i 25 ed i 54 anni, cioè la fascia cosiddetta dei "capifamiglia".
4) 18,8 milioni di persone negli Stati Uniti cercavano lavoro nel Settembre 2012. 18, 4 lo cercano ora. Dopo un piano di stimolo monetario da quasi 100 miliardi di $ al mese.
Forse lo champagne va rimesso in frigo ed è troppo presto per parlare di uscita dalla crisi e conseguente rialzo duraturo dei rendimenti.



venerdì 5 luglio 2013

***FLASH***: DATI SUL LAVORO USA

Mezz'ora fa sono usciti i dati tanto attesi. Vi dico subito che sono assai contrastanti, infatti il dato sui nuovi occupati nel mese di Giugno è stato superiore alle aspettative (195.000 nuovi posti contro i 165.000 delle previsioni) mentre il dato sulla disoccupazione è rimasto al palo del 7,6% (come lo scorso mese). Il dato sui nuovi posti di lavoro molto superiore alle attese ha finora (la borsa americana mentre scrivo deve ancora partire) fatto schizzare verso l'alto il rendimento dei treasuries: questa al momento non è una buona notizia per il mercato obbligazionario, perchè come vi ho detto se i rendimenti salgono i prezzi scendono. Bisognerà vedere a fine giornata come sarà andata a finire, è ancora presto per fare previsioni (ripeto, il dato è uscito mezz'ora fa).
Il dato sul tasso di disoccupazione invece è più lineare: ci si aspettava una discesa al 7,5% ed invece si è rimasti inchiodati al 7,6%. Questo dato così com'è dovrebbe, rispetto all'altro, tirar giù i rendimenti dell'obbligazionario e far salire i prezzi.
A prima vista ed a mente fredda direi che da un lato qualche segnale che Bernanke potrebbe far partire il piano di rientro tanto temuto dai Q.E. c'è ma dall'altro, oggettivamente, sapere che il tasso di disoccupazione non è comunque sceso neanche di un decimale (e Bernanke ha chiaramente detto che il Tapering partirà solo con un tasso di disoccupazione al 6,5%) qualcosa vorrà pur dire sul mantenimento di una politica monetaria espansiva ed accomodante.
Ieri Draghi da par suo è stato chiaro: per quanto riguarda l'Europa i tassi rimarranno a questi livelli, e se necessario a livelli ancora più bassi, per molto tempo a venire (anni).
Stay tuned.


martedì 2 luglio 2013

Nec spe nec metu

"Nec spe nec metu": Nè con speranza, nè con timore. E' questo il sentiment della settimana in corso sui mercati finanziari, azionari ed obbligazionari. In attesa del dato, assai importante, di venerdì prossimo sul tasso di disoccupazione negli Stati Uniti, che sarà uno dei driver fondamentali per l'andamento dei corsi fino alla fine dell'estate, quella in essere sembra essere l'ottava dell'attesa. Senza speranza ma anche senza timore.  Dovesse uscire un dato inferiore alle attese, deludente sul piano dei puri numeri, i rendimenti dell'obbligazionario scenderebbero, e quindi risalirebbero i prezzi. Salirebbero probabilmente anche i prezzi delle azioni. Un dato neutro sarebbe comunque più favorevole alle "colombe" della Fed che vogliono mantenere il Q.E. per molti anni ancora piuttosto che ai "falchi" più orientati all'avvio del cosiddetto "Tapering", il piano di rientro dal Q.E. stesso.
Un dato molto positivo, che confermasse cioè una robusta discesa del livello della disoccupazione negli USA (ora al 7,6%), sarebbe benzina sul fuoco per i venditori di equity e bonds.
Nec spe nec metu.


Si è verificato un errore nel gadget

Calcolatrice