lunedì 29 aprile 2013

Fine dell'austerità Europea?

Più volte, in questo blog, ho parlato dei due diversi approcci alla crisi affrontati dall'Occidente. Al di là dell'Atlantico, gli Stati Uniti hanno fin da subito seguito la strada dell'espansione monetaria, dell'allentamento fiscale (rientrato in parte solo con il Fiscal Cliff), del sostegno, ad ogni costo, della crescita. Passando per un forte aumento del deficit e del debito pubblico.
In Europa, invece, è stata scelta la strada dell'austerità: Fiscal Compact, limiti al disavanzo (3% del Pil su base annua), strette fiscali durissime.
Ebbene, da qualche settimana a questa parte sembra proprio che la stessa Europa si stia rendendo conto che la strada seguita fosse quella sbagliata, riconoscendo invece come valida quella americana. Da qui, preso atto che le strette fiscali comportano riduzioni molto forti della crescita (per ogni euro di recupero fiscale in sostanza si perde 1,5 euro di crescita), sta emergendo un comune pensiero, di cui anche la stessa Germania comincia a farne parte, secondo il quale per il biennio 2013-2014 sarà opportuno allentare i vincoli di bilancio e consentire una maggiore gradualità nell'assestamento dei conti pubblici.
Alcuni primi riscontri sono ad esempio il maggior tempo concesso alla Spagna per il rientro del suo deficit (due anni in più) e il mezzo punto di deficit concesso in più all'Italia per il pagamento dei crediti delle imprese private da parte della Pubblica Amministrazione.
Altro riscontro, questa volta prossimo venturo, dovrebbe essere il taglio del tasso ufficiale di sconto da parte della Banca Centrale Europea. Non è affatto improbabile che ciò accadrà fin da giovedì prossimo, con un taglio dello 0,5%.
Insomma, magari l'Europa non seguirà fino in fondo le fortissime politiche espansive attuate da Stati Uniti e Giappone, ma di certo sembra aver capito che di austerità, almeno per un paio d'anni, si può evitare di parlare.


mercoledì 24 aprile 2013

"Attacco alla Casa Bianca, Obama ferito"

Ieri è accaduto uno di quei fatti che deve farci riflettere, a fondo, sull'uso e l'abuso della Rete. Un hacker, intorno alle 19.30 ora di Roma, è riuscito a sabotare il sito dell' AP, l' Associated Press, una delle agenzie di stampa più autorevoli del mondo. Una volta penetrato nel sistema ha pubblicato un tweet in cui si riportava la notizia di un attacco alla Casa Bianca, con tanto di esplosioni ed il ferimento del Presidente Obama. In un minuto il Dow Jones (vedi grafico allegato) ha perso 100 punti: gli operatori di mercato, fidandosi totalmente di un'agenzia prestigiosa come AP, hanno dato per buona la notizia ed ovviamente si sono precipitati a vendere qualsiasi azione (selloff).
Un panico micidiale che fortunatamente si è placato quasi subito, grazie alla tempestività dello stessa agenzia che ha subito informato dell'attacco informatico e della falsità della notizia.
Il recupero dell'indice di borsa è stato immediato ma in quel minuto  certamente qualche investitore ha perso soldi. Molti soldi.
La cosa che deve far riflettere non è solo la vulnerabilità di certi siti internet, ma soprattutto le dinamiche che a volte determinano situazioni al limite del paradosso, come queste. Un uomo, da un computer, magari comodamente seduto a casa sua, può, anche solo per pochi secondi, condizionare il mondo e le sue istituzioni finanziarie. Tutto questo non può e non deve accadere, altrimenti diventa tutto un gioco al massacro che non porta da nessuna parte.



lunedì 22 aprile 2013

Regno Unito di nuovo in recessione?

Giovedì da noi sarà un giorno festivo. 25 Aprile, festa della Liberazione. In Inghilterra, invece, sarà un giorno di "passione", in quanto potrebbe segnare il ritorno della recessione. Per la precisione, il terzo ciclo recessivo dall'inizio della crisi finanziaria.
Per chi non lo sapesse, tecnicamente si può parlare di recessione quando, per due trimestri consecutivi, il prodotto interno lordo di un paese diminuisce rispetto al trimestre precedente. 
L'ultimo trimestre del 2012, appunto, per il Regno Unito ha segnato una contrazione dello 0,3% e proprio giovedì prossimo uscirà il dato sul primo trimestre del 2013. Che non si prospetta buono, complice anche un inverno particolarmente freddo, che ha causato un vistoso calo nell'edilizia residenziale e nelle vendite al dettaglio.
Se quindi l' Inghilterra fosse costretta a registrare l'inizio di un nuovo ciclo recessivo è facile prevedere che l'attuale ministro delle finanze George Osborne dispiegherebbe un vigoroso piano di tagli alla spesa pubblica, accompagnato probabilmente da una politica economica ancor più espansiva dell'attuale.
Il FMI stima ancora per il paese una crescita di mezzo punto per l'anno in corso ma, come spesso accade da qualche anno a questa parte, le previsioni del Fondo Monetario Internazionale raramente si avverano e dunque il rischio appare grande.
Venerdì scorso, Fitch ha declassato il debito UK a "AA+" da "AAA", citando l'impatto della crescita debole (crescita??) sui livelli di debito e deficit. Dunque un altro paese che perde la tripla A (peraltro già S&P, mesi fa, aveva proceduto al taglio in tal senso), dentro un contesto schizofrenico per cui da un lato le borse salgono e dall'altro l'economia reale continua ad avvitarsi in un "maelstrom" senza fine.
Non ci resta che attendere il 25....


mercoledì 17 aprile 2013

Ciao piccolo Martin

In questi ultimissi giorni, secondo me, si è avuta la percezione chiara dell'enormità della liquidità presente sui mercati in cerca di impiego.
Una tragedia spaventosa come quella della Maratona di Boston ha fatto scendere, insieme ai dati "negativi" sulla crescita cinese (7,7% invece del preventivato 8% annuo....), il Dow Jones dell'1,79%, ma il giorno successivo c'è stato un pronto riscatto. I titoli obbligazionari più sicuri non hanno visto un particolare assalto da parte degli investitori (fly to quality) come sempre accade in giornate difficili ed anzi le nuove emissioni dei paesi periferici dell'area euro più "ballerini" come noi hanno visto tassi in netto calo. L'oro, come ho scritto due giorni fa, è in caduta libera e sembra destinato a perdere ancora. I prezzi delle materie prime sono anch'essi, generalmente, in calo.
Unendo tutte le tessere del puzzle ne viene fuori un quadro preciso: c'è voglia di rischio. Stando attenti, con gli occhi aperti, ma con la voglia di rischiare più del solito. Comunque più degli scorsi anni.

p.s.: la foto di oggi è quella del piccolo Martin, una delle vittime dell'attentato di Boston. Il bambino attendeva al traguardo il papà, per abbracciarlo ed incitarlo alla fine della sua maratona. Ho scelto questa foto che,seppur sgranata, lo ritrae mentre anche lui si accinge a tagliare un traguardo. Correva come suo padre. Non ci sono commenti da fare, le parole non servono a nulla. Spero solo che il piccolo Martin sia in un posto migliore del nostro, a correre felice.


lunedì 15 aprile 2013

L' Oro sfondo al ribasso

Ricordate le previsioni di vari guru che avevo postato nei primi giorni del 2013 su quali sarebbero stati gli assets di investimento più interessanti per il nuovo anno?. L'oro era gettonatissimo!. Sembrava non se ne potesse fare a meno.
Ebbene, come spesso accade, le previsioni (almeno per il momento) sono state completamente sballate. Le quotazioni dell'oro stanno attraversando un momento difficilissimo, con il prezzo in dollari per oncia sull'orlo del baratro.
Sfondata da qualche giorno la soglia psicologica dei 1.500 $/oncia oggi la quotazione è sotto anche i 1.400 $!. Un segnale bruttissimo, che lascia presagire una possibile continuazione del trend ribassista. Non prima di aver visto, a brevissimo, un possibile ancorchè probabile rimbalzo tecnico.
Vi allego il grafico ad un anno preso direttamente dalla Federal Reserve di Saint Louis, la mitica "Fred" (che come al solito trovate nella parte destra del blog).
Come potete vedere la discesa, molto violenta, è piuttosto impressionante.
A dimostrazione che ormai parlare di "bene rifugio" è un esercizio puramente teorico.



venerdì 12 aprile 2013

Un altro record per il Dow Jones

In Italia siamo ormai a quasi 6 milioni di disoccupati, ricomprendendo anche i cosiddetti "inattivi", coloro cioè i quali hanno smesso ufficialmente di cercare lavoro e dunque non rientrano nelle statistiche ufficiali. In Europa molti paesi, anche "core", come la Francia, sforeranno ogni previsione di deficit. Nel resto del mondo, a parte alcune aree particolarmente felici (anche quest'anno la Cina si avvia ad un crescita del Pil intorno all' 8%), non è che l'economia reale faccia faville. Certo, una crescita intorno al 2-3%, che sembra essere alla portata degli Usa, per noi europei è un puro miraggio, ma di fatto non si vedono segnali forti che possano portare a parlare di un nuovo ciclo espansivo mondiale.
Eppure, in questo contesto, ieri sera il Dow Jones, l'indice azionario americano che raggruppa i 30 titoli per capitalizzazione più grandi degli Stati Uniti, ha segnato un nuovo record storico: 14.865,14 punti. Ad un passo da quota 15.000. 
Anche le altre borse vanno bene, con corposi rialzi da inizio anno. Sembrerebbe una contraddizione in termini una fase come questa, in cui ad un'economia in recessione si affiancano mercati in grande spolvero. E forse lo è. Ma come avevo scritto nei primissimi giorni dell'anno la forbice tra queste due realtà si sta allargando sempre di più, e probabilmente continuerà a farlo.
Le borse salgono, e vanno bene anche i mercati obbligazionari, perchè in giro c'è un'enorme liquidità, "fasulla", creata dalle banche centrali americana e giapponese. Miliardi di yen e dollari creati artificialmente che hanno bisogno di essere impiegati in qualche asset.
E siccome ormai in pochi trasformano queste imponenti masse monetarie in investimenti reali ecco che i flussi si dirigono verso assets più tipicamente finanziari.
Ma tutto questo non potrà durare a lungo. Prima o poi (ma quando?, questo è il problema!) la forbice tornerà a restringersi....e allora saranno dolori per tutti.


martedì 9 aprile 2013

Bill Gross, Kuroda e la Red Bull

Nel post precedente ho parlato della nuova politica monetaria giapponese, fortissimamente espansiva e decisamente orientata a generare crescita, così come vuole l'attuale guida della Bank Of Japan, Kuroda. Tassi pari a zero, grandi iniezioni di liquidità, spesso a fondo perduto, robusto recupero della borsa, primi segnali (molto incoraggianti) dell'uscita da una fase recessiva durata vent'anni. Nessuna politica keynesiana era riuscita a fare tanto: i miliardi di yen gettati negli anni per costruire ponti megagalattici che connettessero isole sperdute e disabitate tra loro non aveva dato alcun risultato.
Finora tutto bene, si direbbe, se non fosse che il gestore del più grande fondo obbligazionario del mondo, Bill Gross di Pimco, di cui ho già diffusamente parlato, ieri parlando alla Cnbc si è detto fortemente preoccupato di questa "allegra" politica monetaria, fatta come dicevano gli economisti della scuola di Chicago, "gettando soldi dagli elicotteri".
Gross ha paragonato la politica della BOJ agli energy drink della Red Bull, parafrasando l'effetto euforizzante degli stessi che però  svanisce in fretta e potrebbe lasciare qualche effetto indesiderato (ci fu anche un dibattito se questo genere di drink avesse un effetto dopante sull'organismo umano).
Il fatto è, secondo Gross, che questo continuo sostentamento artificiale all'economia giapponese e americana prima o poi determinerà una bolla speculativa gigantesca, e questo accadrà quando tutti i portfolio managers si renderanno effettivamente conto di stare comprando sostanzialmente carta straccia. Questo doping finanziario, poi, rischia di creare un effetto assuefazione: alla fine il pericolo è che questi stimoli massicci finiscano col produrre risultati risibili ma effetti collaterali pesantissimi.
Gross parla del rischio di un'economia "zombie" nei prossimi anni.
Personalmente sono d'accordo con Gross: così non si potrà andare avanti per molto. Va ripensato il modello produttivo mondiale. Il capitalismo stesso, così come l'abbiamo sempre conosciuto. Magari ancora per un anno o due, o forse di più, questo tipo di politiche monetarie reggeranno in piedi la baracca ma prima o poi il nodo di un nuovo modello di sviluppo e di vita dovrà essere sciolto.


venerdì 5 aprile 2013

Il furore della BOJ!

Haruhiko Kuroda è il capo della BOJ, la Bank Of Japan. Insieme al nostro Mario Draghi, a capo della BCE, e a Ben Bernanke, a guida della FED, governa i destini della politica monetaria internazionale. Kuroda si sta rivelando un tipo tosto, determinato, concreto. Certo non uno che si accontenta di scaldare la poltrona.
Kuroda, in materia di politica monetaria, sta facendo esattamente le stesse cose di Bernanke. Immettere grandi quantità di moneta nell'economia nazionale, attraverso strumenti più o meno innovativi. Si va a piani tipo il quantitative easing americano al finanziamento a tassi zero e a cifre praticamente illimitate per le banche giapponesi. Il tutto per rilanciare un'economia a crescita zero da vent'anni, tanto che il "modello" deflazionistico del Sol Levante è entrato, suo malgrado, nei libri di storia.
Ieri un nuovo, massiccio impulso a questo nuovo "way of life" della Boj: è stato deciso di immettere 1,4 miliardi di dollari nell'economia nei prossimi due anni. Si tratta di un livello record di stimoli economici. Al termine del primo vertice sotto la guida del nuovo Governatore, Haruhito Kuroda, la Boj ha annunciato l'intenzione di raddoppiare i bond governativi e le azioni in suo possesso portandoli a 270 mila miliardi di yen in due anni. Inoltre, la banca centrale nipponica punta ad elevare da una media di 3 a 7 anni la scadenza dei titoli pubblici in suo possesso. L'obiettivo della Boj e' rilanciare l'economia e contenere la deflazione. L'istituto aumentera' l'acquisto di bond rischiosi come i Reit immobiliari e gli Eft e non prendera' piu' come riferimento della sua politica monetaria l'overnight ma la base monetaria, che continuera' a crescere di 60-70 mila yen l'anno. 
Kuroda, intervendo in Parlamento, ha detto di non essere preoccupato che queste manovre così espansive di politica monetaria possano generare bolle speculative.
Staremo a vedere, certo è che il Giappone si avvia a crescere al ritmo del 3% annuo dopo decenni di immobilismo assoluto, ed anche la sua borsa valori ha ricominciato, seppur gradualmente, a salire. 




martedì 2 aprile 2013

Dopo Cipro la Slovenia?

Passata anche la Pasqua torna il "gioco" a chi trova per primo il prossimo paese a rischio default. Ho parlato tempo fa dell'Argentina (situazione sempre più grave) ed ancora prima di tutti i paesi periferici dell'area euro. Cipro ci ha accompagnato fino alle festività religiose di cui sopra.
Adesso forse toccherà alla Slovenia.
Era l'area più ricca dell'ex Jugoslavia. Primo paese dell'Est Europa ad adottare l'euro nel 2007. Certamente tra i paesi della stessa area quello con la minore disparità economica tra i suoi cittadini. Da poche settimane a presiedere l’esecutivo, di centrosinistra, c’è Alenka Bratusek. Prima donna a capo di un governo sloveno. Ha preso il posto del conservatore Janez Jansa, travolto dalla crisi e da uno scandalo per corruzione.il problema sloveno sono le banche – le principali sono in mano allo stato – e il mattone. Gli istituto di credito hanno erogato prestiti con leggerezza, i costi delle case sono schizzati all'insù (siamo più o meno sui livelli di una grande città italiana), troppo su. È così che molti prestiti divengono inesigibili e il settore bancario barcolla. A questo va aggiunto l’elevato indebitamento delle aziende.
Queste criticità, che avevano determinato il tonfo del Pil nel 2008-2009, riemergono possentemente proprio mentre Jansa inaugura il suo gabinetto. Il primo ministro, in linea con le ricetta europee, vara una politica di austerità segnata da tagli, dall’ipotesi di inserire in costituzione il pareggio di bilancio e da due provvedimenti drastici: la creazione di una bad bank e la nascita di una holding con il compito di privatizzare una parte del patrimonio pubblico. Su queste due misure i sindacati promuovono il referendum, ma la corte costituzionale li stoppa. Jansa incassa il successo e tira dritto per la sua strada.
Nel frattempo, però, per una banale questione di autovelox (!), Jansa è costretto alle dimissioni ed arriva appunto Alenka Bratusek.
Oggi la situazione è quella di un paese con un debito pubblico ancora ridicolo se confrontato al nostro (59% del Pil contro il 128%) ma in disumana crescita: dal 19% appunto al 59% in un anno!. Il problema più grosso è però la necessità di ricapitalizzare le banche. Servono 5 miliardi di €. Sembrano pochi, ma se si pensa che tutto il Pil sloveno è di circa 35 miliardi di € annui parliamo di cifre percentualmente rilevanti. Senza considerare che per un paese ancora più piccolo come Cipro si sono combinati disastri immani....
p.s.: lo spread tra i titoli sloveni a 10 anni ed il bund è a 5.000 punti. Vi allego il grafico, impressionante. Notate l'impennata dell'ultimo mese.




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