mercoledì 27 marzo 2013

E' ripartito il timer dello spread

Oggi lo spread btp-bund decennale è fortemente in rialzo, e torna a testare quota 350 basis points. Il segnale è chiaro: il tempo concesso dai mercati all'Italia per uscire dal "cul de sac" in cui si è cacciata con l'esito delle elezioni politiche sta per terminare.
Su questo livello c'è una resistenza, e l'impressione è che arrivati lì si attenderanno ancora un paio di giorni. Poi, a seconda di come evolverà la situazione politica nostrana verranno prese decisioni più forti. Non escluderei un'impennata dello stesso spread fino a 400 punti nel volgere di poche decine di ore. Staremo a vedere, di certo i pesanti ribassi delle quotazioni azionarie delle banche italiane non lasciano presagire niente di buono. Sono tutte tornate su livelli di alcuni mesi fa e stanno testando supporti importantissimi, la cui violazione al ribasso potrebbe determinare un'ulteriore discesa.
Sarà fondamentale (per l'Italia) tutto quello che accadrà da oggi fino a Pasqua. Sperando che all'interno dell'uovo di cioccolato non ci sia la solita, deludente, sorpresina....





lunedì 25 marzo 2013

Cipro farà la fine di Pelia?

Pelia è una figura della mitologia greca. Figlio di Posidone e Tiro, fratello gemello di Neleo. Di lui non si narrano chissà quali gesta eroiche. La sua grande sfortuna fu quella di essere abbandonato insieme al fratello su una montagna dalla madre, spaventata dalla suocera Sidero.
Pelia passò la prima parte della sua vita a cercare di vendicarsi dell'infausta infanzia, e ci riuscì pure, mandando risolutamente in cielo Sidero stessa.
Poi, divenuto re, si limitò ad assassini di routine, tipici del tempo, fino a quando non incontrò Medea. Quest'ultima era, sempre per la mitologia greca, una maga, al livello di sue colleghe ben più famose, come Circe. Ma era anche moglie di Giasone, fratellastro di Pelia. I due, per regnare sul trono al posto di Pelia decisero ovviamente di farlo fuori. E ci riuscirono egregiamente, puntando su uno dei più grandi difetti dell'essere umano, di cui Pelia era pregno: la vanità. 
Medea convinse Pelia che ammazzando un ariete, facendolo a pezzi e mettendolo a cuocere in un pentolone bollente si sarebbe ottenuto magicamente un agnello!. L'elisir dell'eterna giovinezza. Naturalmente Pelia volle subito sottoporsi al fantastico "trattamento" rigenerante....con il risultato che potete immaginare.
Ebbene, l'Unione Europea (Medea) vorrebbe sottoporre Pelia (Cipro) allo stesso trattamento.I colpi di accetta che si stanno abbattendo sulla piccola isola vorrebbero essere spacciati come un male necessario per ottenere un futuro radioso, e le stesse decisioni di stanotte, che sostanzialmente smembrano il sistema bancario cipriota per riformarne uno dalle ceneri del vecchio (senza però sapere se il nuovo sarà migliore o peggiore del precedente), portano in quella direzione.
I clienti di Laiki Bank con depositi superiori a 100.000,00 €, non assicurati, perderanno tutto. Meno chiara la fine di Bank of Cyprus, la più importante banca del paese, e dei soldi dei suoi correntisti. La rete da pesca gettata dall'Unione Europea intrappolerà qualche benestante locale e gli "spiccioli" di qualche oligarca russo.
Il grosso dei depositi è volato via da Cipro da giorni e non tornerà più. Ed è questo il danno più grande: da Novembre 2011 ad estate 2012 secondo l'Abi (Associazione Banche Italiane) sono usciti dall'Italia circa 40 miliardi di € di depositi per fare tappa verso Germania e Stati Uniti. Scelta legittima, assolutamente condivisibile e, da professionista del settore che tutela i propri clienti, giusta. Ma certamente non buona per il paese nel suo complesso.
Dunque a Cipro è stata messa una pezza e forse siamo (quasi, e per il momento) alla fine del problema. Una soluzione pasticciata, ottenuta in modo contorto, all'ultimo secondo disponibile e con il solito spargimento di macerie. Il tipico modus operandi di un' UE che continuo a dire o fa un salto di qualità verso una vera integrazione, politica e sociale, o mette seriamente a rischio la sua stessa ragion d'essere.


 

giovedì 21 marzo 2013

Il "verbo" di Bernanke

Di "polpette avvelenate", per i mercati azionari, ce ne sono state già diverse in questi primi tre mesi dell'anno, eppure, tranne piccole e veloci correzioni, gli stessi stanno salendo con grande regolarità. Giorni fa ho parlato di resistenze e supporti, ed in effetti alcuni indici hanno avuto una fase di rallentamento. Penso all'Hang Seng di Hong Kong: stimavo una resistenza in area 23.000 punti e ad oggi malgrado diversi "assalti" quel livello sembra tenere robustamente.
Ieri invece il Dax tedesco, che vedevo in difficoltà in area 8.000 punti, è arrivato a toccare questa soglia tanto importante dal punto di vista psicologico: certo, ha chiuso soltanto di un punto (!) sopra questo livello ma ha raggiunto il target. I prossimi giorni saranno più significativi, specie con il caso Cipro ancora aperto. 
Di sicuro, molta benzina ai mercati azionari la fornisce il capo della Federal Reserve, Ben Bernanke: ieri, mentre il Dow sonnecchiava intorno ai suoi massimi di periodo mister Bernanke, in una audizione al Congresso, ha usato parole chiarissime, sottolineando due concetti semplici ma che di scatto hanno fatto salire le quotazioni di tutti gli indici:
1) La Fed continuerà a mettere in atto tutte le azioni di stimolo dell'economia di cui è capace fino a quando il tasso di disoccupazione non scenderà ben oltre i livelli attuali.
2) Secondo Bernanke i livelli attuali dei mercati azionari non sono particolarmente sopravvalutati ma anzi sono in linea con le medie storiche passate. Testualmente: ""We don't see, at this point, anything that's out of line with historical patterns".
Parole chiare, semplici, lineari e soprattutto accomodanti. I mercati non potevano chiedere di più.
Ma attenzione: il "verbo" di Bernanke non è sacro. La Fed sa bene che tenere troppo basse le quotazioni dei mercati azionari adesso, con un ciclo economico fortemente depressivo, sarebbe solo un ulteriore danno al sistema. Non ci sono probabilmente grandi bolle speculative in giro e dunque un pò di carburante si può aggiungere. Stando molto attenti alle dosi, però.


martedì 19 marzo 2013

Cipro e le follie della Troika

Ieri è esploso il caso Cipro. In realtà, che la situazione della piccola isola del mediterraneo fosse compromessa da tempo era cosa arcinota ma essendo i ciprioti poco più di un milione e producendo un misero 0,2% del Pil di tutta l'Unione Europea occorreva una notizia clamorosa come il prelievo forzoso sui conti correnti (e di che entità!!) per far arrivare in prima pagina la storia di un paese che da decenni vive grazie ad "artifici" di vario genere.
Cipro ha un deficit incontrollato, un debito delle sue banche pari al Pil che produce e un'economia basata esclusivamente sul turismo. In compenso, da anni, è diventato una sorta di paradiso fiscale del mediterraneo, avendo attratto capitali russi di dubbia origine in grande quantità, grazie alla sua normativa bancaria che dovrebbe equipararsi a quella dell'Unione Europea di cui fa parte e che invece, misteriosamente, procede per suo conto.
Dopo mesi e mesi di tormenti, di trattative, di rinegoziazione del debito, la Troika, cioè i funzionari della stessa UE, del Fondo Monetario Internazionale e della BCE, ha pensato bene di chiudere la falla del debito incontrollato imponendo al parlamento locale di prelevare, forzatamente, una somma percentualmente enorme dai conti correnti dei cittadini ciprioti. UNA RAPINA, un vero FURTO. Lo scrivo con caratteri maiuscoli perchè è assolutamente folle quello che si sta procedendo a fare. Parliamo del 6% circa sotto i conti con capienza inferiore a 100.000,00 €. Cioè a dire che su un conto con giacenza, diciamo, di 10.000,00 € il prelievo sarà, tout court, di 600 €!!.
Naturalmente i grandi capitali sono già da tempo in fuga e quindi la rapina sarà fatta solo ai soliti noti ma è ovvio che l'impatto psicologico della manovra è spaventoso. Per il resto dell'Europa ma anche del mondo, visto che la notizia oggi era in prima pagina sulla Cnn americana.
Per risparmiare la ridicola cifra di 5,6 miliardi di € la Troika è riuscita nell'impresa di compromettere seriamente tutto il lavoro di "ricucitura" fatto da Draghi, che da mesi cerca di infondere quello che è il vero elisir dei mercati: la fiducia.
Ebbene, oggi, come non chiedersi se la stessa, draconiana, misura non verrà applicata anche agli altri paesi che dovessero chiedere aiuti?. In special modo ai paesi del mediterraneo tra cui noi?.Il dubbio ormai è instillato, questo è fuori discussione. E non c'è cosa peggiore che creare dubbi, anzichè dissiparne, in questa crisi che dura ormai da 5 anni. Anche perchè, come ricorderete, proprio noi ci siamo già passati oltre vent'anni fa, quando l'allora Presidente del Consiglio Amato salassò (ma lì rispetto a Cipro si trattò di applicare una sanguisuga) gli stessi conti applicando un prelievo forzoso dello 0,6% (si badi bene: 0,6% contro 6%!).
A dare un pò di conforto è il nostro spread, che del fatto non ha assolutamente risentito. Anche perchè ieri i rendimenti sul Bund tedesco sono scesi tantissimo mentre quelli sui nostri Btp sono rimasti stabili. Il cambio euro/dollaro ha visto invece una veloce discesa della nostra moneta, come era ovvio attendersi. Le borse hanno ritracciato un pò, ma molto meno del previsto. Segno che sono forti, perchè una polpetta avvelenata come questa, su borse deboli, avrebbe provocato discese dell'ordine del 4, 5%. E poi si era arrivati sulle resistenze di cui ho parlato giorni fa, per cui una leggera correzione era pure nei dati.
Di questa storia un ragionamento mi inquieta: e se Cipro fosse stato solo un "esperimento", una sorta di prova per vedere come avrebbero reagito mercati ed opinione pubblica ad una tale mossa?. Cipro come una  piccola cavia?.
Vediamo gli sviluppi, ma certo da aperti gli occhi diventano sbarrati.


giovedì 14 marzo 2013

Le Porte di Tannhäuser

Chi di voi non ha mai visto, almeno una volta nella vita, il mitico film "Blade Runner" di Ridley Scott?. Malgrado siano ormai passati oltre trent'anni dalla sua prima uscita molti ricorderanno l'ultima frase che pronunciò Roy Batty, il replicante interpretato da Rutger Hauer: "Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare,navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E' tempo di morire".
Ora mi sono spesso chiesto a cosa si riferisse Batty quando parlava delle "Porte di Tannhauser", perchè nel film non c'è alcuna spiegazione. Qualche ricerca sulla rete non dissolve il mistero e dunque deve per forza di cose trattarsi di un'invenzione fantascientifica. Un mondo o un posto inesistente, immaginario. Un mondo che può essere varcato oppure no. Oltre il quale si può avere il coraggio di vedere oppure prima del quale la paura ci costringe a rimanere.

Ecco allora che le "Porte di Tannhauser", per l'Unione Europea, sono quelle di un'aera euro vera e propria.

Un’area valutaria ottimale è definita da quattro criteri, ovvero mobilità del lavoro, mobilità dei capitali e flessibilità dei salari, trasferimenti fiscali automatici redistributivi e simultaneità dei cicli economici tra i paesi dell’area.
La mobilità del lavoro c’è sulla carta, ma non c’è in pratica. I capitali sono stati fin troppo mobili negli anni scorsi e ora lo sono troppo poco. Il credit crunch e la diffidenza tra le banche dell'area resta alta. La flessibilità dei salari è quasi inesistente. I trasferimenti automatici, che in un’area che funziona dovrebbero essere temporanei, al momento non esistono e, quando ci saranno, avranno natura permanente. Siamo ancora al Fondo Salva Stati, che sostanzialmente si sta concretizzando in un enorme baraccone goffo ed impacciato. La simultaneità del ciclo è completamente saltata. La Germania cresce, qualcuno galleggia ed il resto della truppa sta annegando.
I politici europei, a questo punto, si trovano in mezzo al guado in una posizione molto scomoda che solo la Merkel ha qualche interesse a prolungare per mantenere il consenso elettorale di cui gode. Il rischio del rinvio dell’unione dei trasferimenti è che il costo per la Germania diventi alla fine sempre più alto. La progressione del debito pubblico dell’Eurozona è stata rallentata con enorme fatica, ma la mancanza di crescita economica e la crisi di consenso rischiano da un momento all’altro di farla riesplodere.

Insomma, al momento nessuno in Europa vuole varcarle, quelle porte. Forse occorrerà una spinta poderosa, che potrebbe anche venire dai popoli delle aree più depresse dell'Unione, o forse, come già in qualche modo avviene, dai mercati, che spingono per una integrazione più forte. 


Di sicuro non possiamo rimanere dove siamo ora, esattamente sulla soglia.

O di qua, o di là. Non c'è alternativa. Le due Germanie non decisero di unificarsi parzialmente, un pezzetto alla volta o solo per alcune finalità. Fu una fusione, politica, sociale, economica e finanziaria. Così dovrà essere l'Europa se vorrà far sopravvivere la sua moneta. Altrimenti varrà la seconda parte della celebre frase di Batty: "...tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E' tempo di morire".





martedì 12 marzo 2013

Too little, too late

E' stato tra i pochissimi economisti, forse l'unico a dire la verità, che aveva previsto la grande crisi che stiamo vivendo. Fin dal 2007, inascoltato, andava ripetendo il mantra di un mondo destinato a collassare sotto il peso di un capitalismo ormai fondato solo sul debito.
Nel 2009, quando i mercati finanziari cominciarono una ripresa dai minimi storici non si fece illudere e continuò a ripetere in giro per il mondo che la crisi era solo all'inizio. Vide tra i primi la grande tragedia greca.  Insomma, è uno che non ha molti amici in giro e molto spesso è stato denigrato, trattato da vero e proprio iettatore.....
Peccato che da qualche anno a questa parte Nouriel Roubini sembra in possesso della palla di cristallo. Previsioni azzeccate fin nel midollo, merce rara nel campo della finanza e dell'economia. 
Oggi la Cnn ha online una sua intervista. Il titolo è lo stesso di quello di 4 anni fa: "Too little, too late", cioè "troppo poco, troppo tardi".
Sinistro a dir poco. Roubini, sostanzialmente, contesta alla Banca Centrale Europea di Mario Draghi di non aver, giovedì scorso, tagliato il tasso d'interesse, lasciandolo inalterato. La profondità della crisi è tale che secondo l'economista francese occorre spingere ancora di più sull'espansione monetaria, costi quel che costi.
Roubini, nell'intervista, dà anche una sua spiegazione al perchè le borse continuino a salire malgrado l'economia reale vada così male e sottolinea tre motivi: il superamento più o meno senza danni di eventi come il fiscal cliff, dati economici provenienti in alcune aree del mondo non esaltanti ma nettamente migliori del previsto (come il dato sul mercato del lavoro di venerdì scorso negli Usa), e una politica invece fortemente espansiva della Federal Reserve e della Bank of Japan.
Personalmente ho l'impressione che il nostro bravo economista sia rimasto ubriacato dalla tanta notorietà ricevuta in questi anni per le sue visionarie previsioni, e che tenda a guardare sempre il bicchiere mezzo vuoto perchè, come un riflesso condizionato, quest'ottica gli ha dato sempre ragione. In fondo sprazzi di luce qua e là si intravvedono. Però, quando parla Roubini, è sempre bene drizzare le antenne....





lunedì 11 marzo 2013

Fitch ci taglia il rating ma lo spread non sale

La vera notizia (o forse no) è nel titolo: venerdì scorso Fitch, una delle agenzie di ratings americana ha deciso di tagliare il rating del nostro debito pubblico, portandolo da "A-" a "Bbb+". Una discesa di un livello: non moltissimo, considerando anche che, seppur con outlook negativo il giudizio sul rating a breve termine resta "F2", che in sostanza esprime la capacità di essere ancora pienamente solventi. In termini calcistici, ci barcameniamo appena sopra la zona retrocessione, ma dobbiamo stare molto attenti perchè in zona "C" si entra in piena bagarre ("Junk Bond", "titoli spazzatura") ed in zona "D" invece c'è il Default.....il fallimento.
E lo spread?. E' un pò salito, è vero, ma parliamo di una decina di basis points....robetta.I mercati non solo scontavano il taglio, ma dal 2012 ed ancora in questo primo trimestre del nuovo anno sembrano aver imboccato una strada in cui il giudizio delle società di ratings comincia ad essere valutato per quello che è....un giudizio, appunto. Un'opinione; autorevolissima ma pur sempre un'opinione.
Domani ci sono due aste importanti di Btp e Bot, per cui è lecito intravvedere in questo modesto rialzo lo zampino della speculazione, che  proverà a scucire dalle italiche casse qualche centesimo di interesse in più (molto probabilmente riuscendovi).



giovedì 7 marzo 2013

"Resistenze" in vista

Passato il primo incrocio senza apparenti danni, ma anzi con un forte rally delle borse di tutto il mondo, che ormai danno per certa la continuazione di una politica monetaria espansiva delle principali banche federali, è tempo di fermarsi a guardare qualche indice, perchè mi pare di poter dire che alcuni sono in prossimità di quelle che tecnicamente si chiamano "resistenze".
Una resistenza è sostanzialmente un livello di prezzo oltre il quale un titolo, sia esso obbligazionario od azionario, o comunque uno strumento di investimento qualsiasi, fatica ad andare. Una resistenza si genera per vari motivi: psicologici, economici ed anche grafici. Il livello di prezzo contrario alla resistenza è il cosiddetto "supporto": qui il titolo generalmente ha invece uno scatto in avanti dopo un periodo di discesa. Il supporto è quindi un livello sul quale, come si dice, il titolo "rimbalza". Non mi dilungo oltre perchè entrerei nel mondo dell'analisi tecnica, di cui magari parlerò esaurientemente in futuro.
Il primo indice assolutamente vicino ad una forte resistenza è l'indice azionario della borsa tedesca: il Dax. E' ormai prossimo agli 8.000 punti, fortissima resistenza psicologica ed anche tecnica. Nel momento in cui scrivo è a 7.928, quindi solo ad un 1% dalla quota suddetta. 8.000 punti è un livello in cui negli ultimi dodici/tredici anni la borsa tedesca si è scontrata spesso, ed ha sempre ritracciato. Una specie di monte Everest. Il suo eventualmente superamento aprirebbe scenari piuttosto positivi per tutti i mercati europei, in primis ovviamente quello teutonico.
Altra resistenza importante è quella raggiunta dalla borsa di Hong Kong, vicinissima a quota 23.000. L' Hang Seng Index a 23.000 viaggiava nel 2007. Poi seguì una breve e violenta impennata dei corsi ma di fatto da quella data si è stati quasi sempre sotto.
Ancora su resistenze importanti sono il FTSE di Londra (indice della borsa inglese) e la quotazione dell'oro, che sembra non riuscire a salire oltre quota 1.600 $ l'oncia, spartiacque fondamentale.
Tutto questo per dire che da inizio anno i mercati azionari stanno andando bene, ma si avvicinano all'ora della verità: il superamento di queste ed altre resistenze accelererà gli acquisti, e quindi i corsi saliranno ancora. Viceversa, se le resistenze saranno....tali, avremo correzioni diffuse, anche se ritengo assolutamente fisiologiche. 




martedì 5 marzo 2013

Il Sequester è ormai realtà

Ormai è fatta: dal 1° Marzo scorso, come avevo un pò pronosticato, sono scattati i tagli automatici alla spesa pubblica americana. 85 miliardi nel primo anno e poi 1.200 nei successivi 9. E' il famoso "sequester": letteralmente “confisca, sequestro”.

Un accordo al congresso tra repubblicani e democratici avrebbe reso meno drastica questa manovra di tagli messa a punto a partire dal 2010 e approvata nell’estate dell’anno dopo con il Budget Control Act che ha innalzato a 16mila miliardi di dollari l’asticella del debt ceiling, la soglia del debito pubblico federale consentita. Ma il compromesso bipartisan non è arrivato, nonostante gli ultimi tentativi di mediazione tra Barack Obama, lo speaker repubblicano della camera John Boehner e altri congressmen invitati alla Casa Bianca nelle ultime ore prima della scadenza del termine. 
L’accordo non avrebbe scongiurato i tagli, ma li avrebbe indirizzati in maniera più oculata e ragionata. Neanche gli osservatori più ottimisti prevedevano un compromesso in tempi così rapidi, un’impresa non riuscita in due anni a una commissione bipartisan. La Simpson-Bowles – che prevedeva un piano anti-deficit da 2400 miliardi di dollari per la riduzione del debito – in due anni non era riuscita a vincere i veti incrociati delle fazioni più radicali dei due schieramenti e “l’approccio bilanciato” tra tagli e revisioni delle aliquote sostenuto da Obama non era rimasto che un buon proposito, mai concretizzato. 
Insomma, in America è accaduto un pò quello che accadde da noi quando il ministro Tremonti applicò i cosiddetti "tagli lineari": 10% a tutti i Ministeri, indiscriminatamente e senza andare troppo per il sottile. 
La riduzione della spesa inciderà subito sul bilancio del pentagono (con decurtazioni di circa 500 miliardi di dollari), tanto da aver costretto la famosa aeroflotta acrobatica dei Thunderbird a sospendere temporaneamente ogni show.Il sequester inciderà ovviamente anche su settori più cruciali (istruzione, protezione ambientale, welfare, ricerca, sicurezza aeroportuale, parchi naturali) imponendo il contenimento delle spese a tutti i dipartimenti, nonché alle agenzie federali e alle fondazioni pubbliche. 
Circa 800 mila impiegati avranno la loro settimana lavorativa e il loro stipendio ridotto. Saranno diminuite le ore di volo a disposizione degli aerei da guerra mentre la manutenzione di alcuni equipaggiamenti sarà rimandata. Anche lo schieramento di una seconda portaerei e del suo gruppo – cinque-sei navi in tutto – nel golfo Persico, come misura di dissuasione nei confronti dell’Iran sarà annullato dopo essere già stato sospeso.
Secondo alcuni analisti gli effetti del sequester potrebbero comportare una contrazione del Pil statunitense su base annua dell' 1%. Considerando che questo potrebbe essere un anno recessivo per gli Usa o comunque a crescita molto bassa non c'è da stare allegri.
La prossima tappa sarà il 27 marzo, la data entro la quale il Congresso dovrà votare la “finanziaria” che permetterà al governo di spendere circa mille miliardi di dollari per mantenere l’amministrazione funzionante fino al 30 settembre. La cifra che sarà stanziata è piuttosto importante: se sarà sopra i mille miliardi, significa che il budget federale sarà abbastanza grande da annullare i tagli del sequester, ma i repubblicani hanno già fatto sapere che approveranno la legge soltanto se lo stanziamento sarà inferiore ai mille miliardi. Probabilmente i democratici non cercheranno di aggirare il sequester, ma cercheranno di contrattare la possibilità di modulare e rendere più flessibili i tagli previsti.
Un film già visto, e doppiato in molte lingue: italiano compreso!.










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