mercoledì 30 gennaio 2013

LTRO: partono i primi rimborsi del prestito

Come ricorderete la BCE, nel dicembre del 2011 e poi ancora nel Febbraio/Marzo 2012 avviò un'importante politica economica espansiva, nel tentativo di "pompare" liquidità all'interno di un sistema bancario in grande difficoltà. Per fare tutto ciò creò il cosiddetto "Long Term Refinancing Operation (LTRO)", un colossale piano di prestiti di denaro al tasso dello 0.75% a tutte le banche dell'Unione Europea che ne avessero fatto richiesta. Complessivamente, quasi mille miliardi di €.
Le richieste arrivano massicce. Ben 278 banche chiesero il prestito, che prevedeva una serie di "finestre" temporali durante le quali gli stessi istituti bancari avrebbero potuto restituire, anticipatamente, quanto ottenuto. Pochi giorni fa, al verificarsi della prima finestra di rimborso l'attesa era molto alta. Vedere quante, quali, e per quali importi le banche avrebbero rimborsato i prestiti era un importante indicatore sullo stato di salute delle stesse.
Ebbene, il rimborso complessivo è stato di circa 137 miliardi, pari al 28% di quanto ricevuto nella prima delle due operazioni di LTRO. Un dato leggermente superiore alle aspettative e certamente da valutare con soddisfazione.
Molte banche avevano preso il prestito più a scopo precauzionale che altro, ed allora ad un tasso dello 0,75% non era certo caro. Con il tasso Euribor sceso però violentemente negli ultimi mesi pagare quell'interesse era diventato invece impegnativo, e quindi molti istituti hanno pensato bene di restituire anticipatamente il prestito.
Molte altre banche, però, non hanno approfittato di questa possibilità, evidentemente perchè non hanno potuto farlo. Ciò significa che quel prestito serve ancora. E se ancora serve è evidente che lo stato di difficoltà persiste.






lunedì 28 gennaio 2013

I dieci Comandamenti!!

Lo scandalo che in questi giorni sta travolgendo Monte dei Paschi di Siena (per nulla improvviso, ma anzi ampiamente e con larghissimo anticipo previsto) deve essere un monito a tutti gli investitori, grandi o piccoli, su alcune buone regole da seguire per i propri risparmi ed il loro impiego.
Come Gesù diede a Mosè i dieci comandamenti, io rimetto a voi le regole auree del buon investitore (giusto per fare un parallelismo che mi pare calzante!. Ovviamente scherzo...):
1) Semplicità. Investite in prodotti di cui capite il funzionamento, anche se per sommi capi. Quello che non capite non lo comprate.
2) Diversificazione. Mai investire tutti i propri risparmi in un solo asset (immobiliare, azioni, obbligazioni, materie prime, etc): vale il "principio dell'orto" ; sarebbe del "giardinetto" ma io uso il termine orto perchè mi pare più appropriato (!). Una coltivazione può non dare frutti, o darne di marci. Se ne pianti dieci tipi diversi, se non altro grazie alla pura statistica, qualcuno andrà certamente bene.
3) Trasparenza. Investite in prodotti chiari, trasparenti, facilmente verificabili in rete.
4) Performances. I vostri soldi sono il frutto del vostro sudore: una volta scelto l'asset, scegliete il meglio in circolazione che soddisfi quello stesso asset.
5) Costi. Siano proporzionati al valore di quello che avete sottoscritto. Se il prodotto è il top nel suo settore e costa molto vale il detto "più spendo meno spendo". Se il prodotto è scadente in primo luogo non merita di essere comprato ed in secondo luogo, se proprio volete farlo vostro, che i costi siano minimi o azzerati. Inoltre, che questi ultimi siano trasparenti e non occulti. 
6) Informazione. La finanza è una materia complessa. E lo diventa sempre di più. Un pochino bisogna studiare!.
7) Interlocutore. Cercate un interlocutore che vi sembri affidabile, preparato e che sia presente nell'assistervi. E' normale che possa sbagliare anche lui, ma se accadrà lo avrà fatto in buona fede.
8) Personalizzazione. Ogni investitore ha un rapporto con i propri soldi diverso da tutti gli altri. Come le impronte digitali di ogni essere umano. E' fondamentale che ciò che avete sottoscritto sia perfettamente aderente alle vostre esigenze ed alla vostra propensione di rischio. Pensate all'abito sartoriale: ecco, un investimento perfetto deve calzarvi a pennello.
9) Camaleonticità. Sappiate cambiare; un investimento non è per sempre. Ciò che va bene oggi non è detto che vada bene per il futuro. Il mondo cambia continuamente, e con esso la finanza. Sappiate farlo anche voi, mantenendo però il vostro "stile" (a proposito di abito sartoriale di cui al punto precedente...).
9) Freddezza. Ogni investimento "respira", ha delle oscillazioni di prezzo fisiologiche. Quando sono normali non bisogna farsi prendere dall'emotività, nel bene e nel male.
10) La messa è finita....andate in pace....





giovedì 24 gennaio 2013

Quanti "CACs" sui nostri Titoli di Stato!


Dal 1° Gennaio 2013 per i nostri Titoli di Stato (Bot, Btp, Ctz, etc...) sono decisamente....."Cacs" amari!. Per meglio dire, lo sono per i loro sottoscrittori, di qualunque nazionalità essi siano. Cosa è accaduto di tanto preoccupante?. Semplicemente, ma la notizia è naturalmente sfuggita a qualsiasi notiziario televisivo, radiofonico, ed a quasi tutta l'informazione cartacea, dall'inizio del nuovo anno anche l'Italia ha attuato il cosiddetto "fondo salva stati", ribattezzato "ESM" (Meccanismo di Stabilità Europeo).
Una delle norme più vessatorie, per i risparmiatori, è quella che obbliga tutti i paesi europei ad applicare le Clausole di Azione Collettiva (CAC) sui propri titoli di debito pubblico di nuova emissione.
In pratica, su tutte le nuove emissioni di titoli di stato di durata superiore a 12 mesi, con prima cedola scadente a partire dal primo giorno del nuovo anno, lo Stato emittente avrà la possibilità, nel caso in cui versi in una condizione di crisi del debito sovrano, di ricontrattare interessi e scadenze già prestabilite, potendo proporre agli investitori lo scambio con obbligazioni di diversa tipologia.
Cioè a dire la possibilità offerta ad ogni stato membro di cambiare le "carte in tavola" senza preavviso ed a propria discrezione. Il tutto per un 45% di emissioni per il 2013 e fino al 100% delle emissioni dal 2014.
In pratica, grazie al trattato che istituisce il fondo salva stati (a cui anche l’Italia ha aderito), BOT e BTP non saranno più garantiti dallo stato. Ogni paese europeo, infatti, potrà legittimamente rinegoziare la propria esposizione debitoria con gli investitori, facendo saltare all’aria gli accordi originari divenuti per esso insostenibili.
E' vero che di fatto, quando un paese fa default, ricontratta sempre le condizioni originarie dei propri debiti, ma un conto è farlo quando il default si verifica, ed un altro sancirlo preventivamente con tanto di clausole che il sottoscrittore-risparmiatore è costretto ad accettare ex ante.
Anche perchè sancirlo prima equivale un pò (tanto!) a dire che in fondo in fondo.....l'evento default è più che possibile che possa accadere!.

Vi allego il comunicato stampa del Ministero dell'Economia a tal proposito.





martedì 22 gennaio 2013

Una moneta di platino da 1.000 miliardi di $

Francamente, dopo tanti anni dediti alla finanza ed agli investimenti, questa mi mancava. No, il titolo del post non è ironico. Non ha niente di fantasioso, ne di verosimile. E' proprio vero!!.
Giorni fa, alcuni membri del congresso degli Stati Uniti hanno proposto l'idea di coniare una moneta di platino del valore di 1.000 miliardi di $ per scongiurare la prossima crisi fiscale (il debt ceiling di cui ho già parlato).
All'inizio sembrava una specie di scherzo, una boutade....dalle mie parti si direbbe una c....ta!.
Poi ci ha pensato l'economista e premio nobel Paul Krugman a renderla una cosa seria, sostenendo che il Presidente degli Stati Uniti dovrebbe assolutamente provvedere a tale conio.
Il punto è questo: come ho già spiegato la Costituzione americana non consente un indebitamento illimitato: vengono definiti dei tetti massimi oltre i quali non si può andare. Quando si deve sforare, e ciò è accaduto centinaia di volte, il Congresso deve votare un'apposito atto che autorizza tale sconfino. Se l'atto, per problemi di accordi politici, non viene votato il paese non può indebitarsi ulteriormente e quindi è costretto a non poter pagare gli stipendi pubblici, i servizi, etc...
Al momento la composizione politica del Congresso rende complicato un siffatto voto e dunque ecco la brillante idea: coniare una moneta da 1.000 miliardi di $, in virtù di una legge del 1996. Il Dipartimento del Tesoro conierebbe la moneta dal valore facciale suddetto e poi la depositerebbe in garanzia nelle casse della Fed. A questo punto la Fed, in forza dei finti mille miliardi racchiusi in una monetina potrebbe emettere prestiti allo Stato, nei fatti aggirando la necessità di autorizzare l'innalzamento del debito con un atto del Congresso.
Chi di voi non ha mai giocato a "Monopoli"?. Ebbene, supponiate di essere al tavolo da gioco senza più soldi: avete pignorato tutto ma volete ancora giocare senza dichiararvi falliti. Come ottenere ancora soldi dal banco?. Semplice: prendete un pezzo di carta e scriveteci sopra, con pennarello rosso, "banconota del valore di 1.000 miliardi!". Poi datela al banco e lui vi darà in cambio l'equivalente in denaro fresco!. Pazzesco, eh?. Eppure funziona così....
Fortunatamente qualche mente sana alberga ancora in giro per il mondo e l'amministrazione Obama, seppur con gravissimo ritardo, ha smentito tale possibilità. Ma il solo fatto che la cosa sia stata proposta da membri del Congresso e rilanciata da un premio Nobel fa salire onestamente brividi freddi lungo la schiena.....







venerdì 18 gennaio 2013

L'indice ITRAXX

Chi segue quotidianamente o quasi l'andamento dei mercati internazionali, di qualunque genere essi siano, avrà notato che questo nuovo anno è partito sotto l'egida di una rinnovata, diffusa, fiducia. Fiducia nella possibilità che il 2013 sia l'anno della svolta, fiducia nella capacità dei paesi in difficoltà di sapersi riprendere, etc...
Uno degli indicatori più interessanti ed affidabili per verificare se questo clima di fiducia si ripercuote anche nei freddi numeri degli investitori professionali è l'indice ITRAXX.
Si tratta di uno strumento finanziario derivato che offre la possibilità di prendere posizioni sulle probabilità di default (fallimento) di un paniere di titoli emessi. Questo indice, a sua volta diviso in vari altri strumenti (per esempio, iTraxx per l'Europa, iTraxx per il settore auto, iTraxx Europe Crossover per i titoli privi di rating, iTraxx Energy...) copre tutte le aree geografiche esclusi il Nordamerica e i Paesi emergenti, ed è gestito dalla International Index Company (Iic). Gli scambi sono per ora limitati al mercato over the counter, ma l'Eurex intende creare un mercato ufficiale per i future basati sull'iTraxx più liquido, l'iTraxx Europe, che copre circa 125 Cds (Credit default swap).
Quello che più mi interessa sottolineare è però l'andamento dell'indice negli ultimi mesi. Come potete vedere dal grafico che allego a fondo post, e che è possibile ingrandire aprendolo in un'altra finestra o scheda del vostro browser, stiamo attraverso un periodo in cui è praticamente dato per impossibile il default (fallimento) di un paese dell'area euro. Questo si ripercuote quindi in un netto e deciso calo delle quotazioni dei CDS (Credit default swaps).
Nei primi mesi del 2009 l'indice era oltre quota 900, ad indicare un pressochè certo stato di default; nel corso del 2011 abbiamo avuto due picchi di nuovo verso l'alto ("crisis"), per poi vedere la trendline del grafico scendere per tutto lo scorso anno.
Ora, quindi, secondo questo indicatore, navigheremmo in acque tranquille. Da parte mia non ne sarei tanto sicuro; come ho già scritto, tanti problemi, gravi, restano irrisolti, ma certamente l' ITRAXX è un buon termometro della situazione.


mercoledì 16 gennaio 2013

Apple vs Samsung: se Jobs non c'è....

Da qualche anno due grandi competitors si contendono il mercato dell'elettronica di largo consumo, in particolare telefonia e computers: Apple e Samsung. Due colossi molto diversi per filosofia aziendale, strategie comunicative, prodotti, etc. 
La prima icona dell'innovazione, della ricerca, del prodotto che crea un bisogno e non viceversa. La seconda spesso ad inseguire,  ma molto attiva sui paesi emergenti e particolarmente aggressiva nella ricerca di sinergie  con altri leaders di settori affini e confinanti.
Il grafico che vi propongo è l'andamento dei due titoli in borsa negli ultimi 6 mesi: l'avreste mai pensato che Apple in questo lasso di tempo è scesa del 15% e Samsung invece è salita del 35%?. Il 5 Ottobre 2011 Steve Jobs lasciò questo mondo, ma prima di andarsene pensò bene di lasciare in un cassetto diverse idee, che sarebbero state sviluppate e prodotte nei mesi appena successivi: Iphone 5, ad esempio. Ora purtroppo quelle idee sembrano essere finite, ed Apple da guida si sta trasformando sempre più in inseguitore. Da innovatore a conservatore. E su quel campo Samsung è più forte. Risultato?. Quello appena descritto sopra. La morale della favola che ne traggo è semplice: ognuno faccia quello che sa fare. Fino a quando Apple ha lavorato sul fronte dell'innovazione, non inseguendo il mercato ma "imponendolo", anche con prodotti particolarmente costosi, ha avuto successo. Quando è terminata la geniale spinta propulsiva del suo fondatore si è messa ad inseguire, e questo non lo sa fare. Samsung, invece, non ha stravolto la sua politica commerciale, perchè uno come Jobs non l'ha mai avuto, e quindi ha continuato ad andare dritta per la sua strada.
Il risultato è quello del grafico.




lunedì 14 gennaio 2013

Incroci pericolosi: Debt Ceiling ed elezioni in Italia

Fine Febbraio sarà un periodo da monitorare con molta attenzione. Per noi italiani e per il resto del mondo. Da un lato, sponda atlantica, dovrà essere trovato un accordo sul "debt ceiling" americano. Dall'altro, sponda mediterranea, l'Italia va alle urne, in una competizione elettorale che si prospetta alquanto incerta.
Naturalmente il rischio è che non si trovi un accordo negli Usa e che in Italia il risultato delle elezioni sancisca una sostanziale ingovernabilità.
Il debt ceiling è il tetto al debito oltre il quale il Governo Usa non può indebitarsi. Il tetto è soggetto a revisioni votate dal Congresso che lo ha aumentato, stando al dipartimento del Tesoro, 78 volte dal 1960, 49 volte sotto presidenti repubblicani e 29 sotto Amministrazioni democratiche. A luglio 2011 il limite era fissato a 14.294 miliardi di dollari, poi aumentato di circa mille miliardi. Se il tetto non fosse stato alzato sarebbe scattato il blocco dei pagamenti per servizi e programmi pubblici. A fine Febbraio il tetto dovrà essere alzato di nuovo oppure per coprire le uscite occorrerà mettere mano al portafoglio degli americani. Quindi più tasse. Rispetto al problema del fiscal cliff il debt ceiling non ha una scadenza perentoria, e grazie ad artifici sostanzialmente contabili la decisione potrebbe essere tirata per le lunghe anche fino a fine Marzo. Sembra però che Obama, nel tentativo di chiudere in un angolo i repubblicani voglia tagliare il traguardo proprio per Febbraio.
Da noi è probabile che le settimane appena precedenti le elezioni possano determinare qualche contraccolpo sullo spread, in virtù di un'incertezza sull'esito delle stesse. Se poi a  scrutinio avvenuto si dovesse registrare, di fatto, l'impossibilità di formare un nuovo governo, è chiaro che l'incertezza e i timori del resto del mondo aumenterebbero vertiginosamente, con conseguenze difficilmente quantificabili.
Nell'incipit del blog parlo di curve pericolose e dossi improvvisi: tra un mese e mezzo arriva il primo incrocio pericoloso del 2013.





giovedì 10 gennaio 2013

Era il 1869.....


Nel 1869, vale a dire 144 anni fa, Gaetano Semenza, patriota risorgimentale e poi deputato del Regno, diede alle stampe un trattatello dal titolo "Della libertà delle banche". Tra le altre cose, fu anche tra i fondatori del giornale economico "Il Sole". 
A pagina 17 (dal secondo paragrafo), che allego, Semenza ci spiega bene quale fine potrebbe fare il mondo economico e finanziario del 2013 con l'inondazione di liquidità che le banche centrali stanno facendo da 4 anni a questa parte. Lo scrive in poche righe, straordinarie per sintesi e chiarezza.
Alla faccia di analisti, economisti, leaders politici, capipopolo, stregoni e quaquaraqquà!.


martedì 8 gennaio 2013

A che punto siamo?

Quotidianamente mi sento rivolgere questa domanda: "A che punto siamo del tunnel?". Quasi alla fine, con un spiraglio di luce in fondo in fondo?. A metà strada, nella parte più claustrofobica?. O magari appena all'inizio, soltanto all'imbocco di una lunga e tortuosa galleria?.
Difficile dare risposte. Specialmente di tipo sensato. Alcuni paletti però si possono certamente piantare: 
1) l’80 per cento delle nuove emissioni di debito pubblico americano è ormai acquistato dalla Fed. Che ruolo può mai avere il mercato con il suo piccolo 20 per cento? Questo significa che sostanzialmente il destino dei Treasury bonds a stelle e strisce è determinato da scelte politiche, non di mercato. E la politica, per mano di Obama e Bernanke ha deciso: tassi a questi livelli (cioè bassi, praticamente a zero) almeno fino al 2015.
2) I dati macro continuano nel loro complesso a non essere né particolarmente buoni né particolarmente cattivi, con la sola eccezione dell’Europa mediterranea, i cui fondamentali sono decisamente grigi tendenti al nero. 
3) Il Pil americano, nel primo trimestre, crescerà a una velocità annualizzata vicina all’uno per cento, cioè poco, ma questa sembra essere l’ultima delle preoccupazioni per i mercati. Lo stesso vale per l’Europa, che avrà crescita zero.
4) In un contesto di crescita zero le banche centrali saranno espansive. Questo vuol dire che il mare della liquidità continuerà ad alzarsi ed a sollevare le due barche dell'azionario e dell'obbligazionario. Certo, i bond prima o poi troveranno un limite. Un'obbligazione nasce a 100 e muore a 100...
Un'azione ha più libertà e potrebbe fluttuare nel mare della liquidità molto più a lungo.
5) Resteranno e perdureranno le onde di risacca. Ricordiamo lo scorso anno: la crisi della Libia, Fukushima, etc. Eventi passati, che alla luce di parecchi mesi dal loro verificarsi si sono dimostrati essere molto meno pesanti di quanto si era immaginato, ma nel momento in cui vengono vissuti la percezione del danno è diversa, e questo comporta brusche interruzioni nei trends di crescita. 
Il 2013 non penso sarà diverso. Ci saranno ancora onde di risacca: l'Iran e la sua bomba nucleare?. La Spagna che chiederà ufficialmente accesso al fondo Salva Stati?. Le elezioni italiane che determineranno una sostanziale ingovernabilità?. Vedremo. 
Di certo il 2012 ha dimostrato una forte divaricazione tra l'economia reale e la finanza: la prima non dà segni di risveglio, la seconda, a chi ha investito negli assets giusti ed ha scelto il meglio in circolazione, ha dato ottime soddisfazioni. Penso che questa divaricazione sia destinata a persistere, e forse ad aumentare, anche per l'anno in corso.



venerdì 4 gennaio 2013

In dettaglio sul Fiscal Cliff

Il 2 Ottobre scorso parlavo in un post del problema del Fiscal Cliff, apparentemente risolto sul filo di lana tre giorni fa.
Come ricorderete, si trattava sostanzialmente di una serie di misure fiscali prese dal presidente Bush per rilanciare l'economia americana, e si concretizzavano in una serie di tagli alle tasse. Lo scorso 31 Dicembre, se non ci fosse stata una proroga o se comunque (come è avvenuto) non ci fosse stata una rivisitazione di questo pacchetto fiscale il problema sarebbe stato molto duro da affrontare, perchè di fatto e di colpo sulle teste dei cittadini americani si sarebbero abbattute imposte e tasse per circa 2500/3000 $ a testa.
Com'è andata a finire nel dettaglio?.
Direi....benino. Per le persone che guadagnano oltre 400 mila dollari l'anno sale dal 35% al 39,6% l'aliquota del prelievo fiscale. 450 mila per il reddito famigliare. Sempre per questo scaglione di reddito la tassazione sui dividendi e sui capital gains sale al 20%.
Arriva un forte aumento sulla tassa di successione (che da noi, "stranamente"...., si applica solo per eredità superiori ad 1 mln di €): dal 35 al 40% sulle proprietà che superano il valore di 10 mln di dollari.
Sono confermati gli sgravi per le famiglie della classe media e le agevolazioni per i disoccupati di lungo periodo vengono estese fino alla fine del 2013 (misura che coinvolge oltre 2 mln di persone...).
Restano i crediti d'imposta per chi ha figli in età scolare e restano fino a fine anno quelli per le imprese che investono in ricerca e innovazione.
Sul lato dei tagli alla spesa invece si è votato soltanto un rinvio di due mesi.
Direi quindi che la "bastonata" l'hanno presa i ceti ricchi, perchè l'aumento dell'aliquota di 4,6% punti (dal 35 al 39,6%) non è cosa da poco, mentre su tutto il resto si è cercato di guadagnare tempo. Resta il problema tremendo del grande debito pubblico americano, affiancato ad un deficit persistente e ad un tasso di disoccupazione si sceso ma non abbastanza.
Le borse hanno festeggiato alla grandissima, e l'euforia è ancora nell'aria. Ma attenzione, perchè evitare il fiscal cliff è stato certamente un ottimo segnale ma alcuni problemi di fondo restano.




giovedì 3 gennaio 2013

Una new entry del blog: Fred

Sono veramente contento di poter inserire nel blog Fred. No, non è un mio amico inglese o americano. Semplicemente, dal 20 Dicembre scorso, la Federal Reserve di S. Louis ha deciso di fare un widget gratuito ad uso e consumo di blog e siti internet. Sul lato destro del blog il widget è già attivo e lo trovate sotto la dicitura "i grafici di Fred". Cliccando sul singolo grafico potrete accedere direttamente al sito della Federal Reserve di S. Louis e alla loro immensa miniera (assolutamente "free") di dati economici. Naturalmente i dati sono quelli della Fed di Ben Bernanke!.
Un piccolo servizio in più che spero troverete di vostro interesse.
ps: Fred sta per Federal Reserve Economic Data.


mercoledì 2 gennaio 2013

Oro per i privati

Parlando dell'oro di Stato mi ero ripromesso di trattare anche l'oro "privato", quello dei singoli risparmiatori, sia come persone fisiche che giuridiche. Il perchè è presto detto: per i privati il mondo dell'oro "fisico" è molto più complesso di quanto si creda.
Dal duemila, un risparmiatore privato italiano può detenere anche oro fino, cioè non lavorato. I lingotti d’oro possono essere di diverse dimensioni, ma il loro valore al grammo è inversamente proporzionale al peso: ad esempio, 1000 lingotti da un grammo costano più di un unico lingotto da un chilo, per via dei costi di produzione. Costando di più hanno una quotazione inferiore a quella che abitualmente si sente nei tg o nei giornali specializzati.
In altre parole, quando sentiamo parlare di quotazioni del tipo " 1750 dollari l'oncia" è necessario capire che si tratta della quotazione dei lingotti da investimento, universamente riconosciuti tali. Per la precisione, l'unico lingotto da investimento che ha una quotazione valida in tutto il mondo è quello dal peso di circa 12,5 kg.
Si tratta di lingotti acquistati nei mercati regolamentati dell’oro e rifiniti da un raffinatore autorizzato: hanno un numero di serie, almeno il 99,5% di purezza e un peso certificato ufficialmente. Il processo di verifica è chiamato “saggiatura”. 
Il "problema" che balza subito agli occhi è che un lingotto di queste dimensioni costa molto denaro. A quotazioni intorno ai 1.600 $ l'oncia per avere un lingotto da 12,5 kg occorrono oltre 500.000,00 €. Tutto il resto, come i "lingottini" che vende un qualsiasi gioielliere, non hanno una quotazione ufficiale ed internazionalmente riconosciuta: il loro valore finale di scambio è soggetto a "trattativa privata" tra compratore (quasi sempre un altro gioielliere) e venditore. Per cui il prezzo è sempre sensibilmente più basso di quello quotato sui mercati regolamentati internazionali.
I problemi dell'oro fisico poi non terminano con le dimensioni, infatti i lingotti classificati come  "Good Delivery" (quelli appunto da 12,5 kg) mantengono lo status finché sono conservati all’interno di caveau accreditati nel mercato riconosciuto dell’oro. 
Per mantere lo standard Good Delivery i lingotti devono rimanere all'interno del cosidetto "circuito di integrità": dal momento in cui vengono fusi e prodotti, i  Good Delivery vengono trasportati e custoditi da operatori di riconosciuta affidabilità e associati alla LBMA (London Bullion Market Association).
Gli spostamenti di ciascun lingotto Good delivery vengono monitorati e registrati, in modo da poterne sempre dimostrare l'integrità. Quest'ultima viene meno nel caso in cui la custodia avvenga, anche per un brevissimo tempo, in mani private o nella cassetta di sicurezza di una banca.
Il circuito di integrità permette ai compratori professionali di accettare nuovi lingotti d'oro senza che serva una nuova saggiatura, fatto che abbatte i costi di compravendita e permette la chiusura immediata della vendita. È questo lo scopo dello standard Good Delivery, ed è il motivo per cui il mercato dell'oro professionale, caratterizzato da una liquidità molto profonda e dalla garanzia di integrità dei metalli, è l'unico al mondo in cui si compravende secondo il prezzo dell'oro ufficiale.
Direi quindi che investire nell'oro "fisico" è un pochino complicato per un semplice risparmiatore. Forse l’unica via per investire in questo strumento rimane l’acquisto di quote di fondi specializzati nell’oro giallo o in commodity con portafoglio prevalentemente esposto su questo materiale.
p.s.: la foto del post è proprio di un lingotto "good delivery".





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